Calabria, il primato delle pensioni di invalidità: i numeri di un welfare sotto pressione

Il report della CGIA di Mestre evidenzia un'anomalia statistica nel Mezzogiorno: a Reggio Calabria il record nazionale con quasi il 15% di percettori

L’analisi dei dati sulla previdenza in Calabria delinea un quadro di profonda fragilità strutturale, ponendo l’accento sulle criticità di un sistema di welfare che sembra operare in condizioni di costante emergenza. Secondo l’ultimo rapporto curato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, la regione registra l’incidenza più alta in Italia di pensioni di invalidità rispetto alla popolazione residente, un dato che solleva interrogativi sulla tenuta socio-economica del territorio.

I numeri del fenomeno

In Calabria, oltre 13 cittadini su 100 percepiscono un assegno di invalidità. Il picco massimo si registra a Reggio Calabria, dove il dato raggiunge il 14,9%, il valore più elevato a livello nazionale. La tendenza coinvolge l’intero territorio regionale: Crotone, Vibo Valentia, Catanzaro e Cosenza superano tutte la soglia del 12%, posizionandosi stabilmente nella “top ten” delle province italiane per numero di prestazioni erogate.

A livello regionale, le prestazioni totali ammontano a 187.802, per una spesa pubblica annua che tocca quota 1,15 miliardi di euro. Si tratta di cifre che superano ampiamente quelle di regioni più popolose e industrializzate, suggerendo che il fenomeno non sia riconducibile esclusivamente all’invecchiamento demografico.

La possibile correlazione con l’addio al RdC

Un aspetto rilevante evidenziato dagli analisti riguarda la dinamica temporale tra il 2020 e il 2024. Mentre le pensioni di invalidità previdenziale (legate ai contributi lavorativi) hanno subito una flessione del 14,5%, quelle civili sono aumentate del 7,4%.

Gli esperti della CGIA ipotizzano una sorta di “staffetta” sociale: l’incremento delle domande di invalidità civile è coinciso con la progressiva abolizione del Reddito di Cittadinanza. Sebbene non esistano studi che certifichino un nesso causale diretto tra i due strumenti, il contesto di disoccupazione cronica e la carenza di politiche attive del lavoro rendono il confine tra assistenza sanitaria e sostegno al reddito estremamente labile.

Squilibri territoriali e criticità di sistema

Il divario tra Nord e Sud appare netto: il Mezzogiorno, pur avendo una popolazione pari a circa tre quarti di quella del Settentrione, conta mezzo milione di pensioni di invalidità civile in più.

Secondo le interpretazioni sociologiche, in aree segnate da una sanità territoriale debole e dalla mancanza di alternative occupazionali, l’invalidità civile può finire per assolvere una funzione di ammortizzatore sociale improprio, diventando l’unica fonte di reddito stabile per molti nuclei familiari. Questa vulnerabilità del sistema è confermata anche dalle statistiche sulle frodi: sebbene rappresentino una minoranza dei casi, le truffe accertate sottraggono ogni anno decine di milioni di euro alle casse dello Stato, alimentando un clima di sfiducia che rischia di penalizzare chi vive una reale condizione di disabilità.

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