Sanità calabrese: “Sempre più urgente porre fine a 15 anni di commissariamento”

L'appello da parte della Uil regionale al Governo: "Vincoli e tagli lineari hanno negato il diritto alla cura e ostacolato la rete territoriale"

La sanità calabrese non può più attendere. È questo il monito lanciato dai vertici regionali della Uil, in particolare dalla segretaria regionale Mariaelena Senese e dal segretario della Uil Fpl Walter Bloise, i quali sollecitano il Governo nazionale ad accelerare la conclusione del commissariamento sanitario, in essere da oltre quindici anni.

Secondo le dichiarazioni congiunte dei sindacalisti, il prolungato stato di commissariamento, unito agli stretti vincoli imposti dal Piano di Rientro, ha determinato un sensibile peggioramento dei servizi e un inasprimento delle diseguaglianze nell’accesso alle cure, ostacolando di fatto la ricostruzione della sanità territoriale.

I rappresentanti della UIL riconoscono che il commissariamento ha parzialmente contribuito al riequilibrio dei conti finanziari, ma sottolineano le pesanti ricadute sul sistema: “Una visione ‘ragionieristica’ che non ha tenuto conto delle esigenze di cura dei pazienti”. In questi anni, l’azione commissariale avrebbe portato alla chiusura di 18 ospedali, all’implementazione di tagli lineari e al blocco del turnover del personale, una situazione che, per il sindacato, ha troppo spesso negato ai cittadini il diritto esigibile alla cura.

Per uscire da questa crisi strutturale, la UIL avanza due proposte operative chiave: è imprescindibile rendere maggiormente attrattiva la professione sanitaria attraverso l’introduzione di indennità straordinarie per il personale medico e sanitario che sceglie di operare in Calabria, e, parallelamente, incentivare attivamente il rientro dei professionisti attualmente impiegati fuori regione.

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