Cura ABA per l’autismo, l’ASP di Cosenza condannata al rimborso

La Corte d’Appello di Catanzaro riconosce il diritto alla terapia e impone il rimborso integrale alla famiglia

Una sentenza destinata a segnare un precedente rilevante nel panorama sanitario nazionale è stata emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, che ha accolto il ricorso di una famiglia cosentina imponendo all’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Cosenza il rimborso di oltre 70mila euro per cure riabilitative con metodo ABA (Applied Behavior Analysis) a favore del figlio affetto da grave disturbo dello spettro autistico.

Il provvedimento ribalta una precedente decisione del Tribunale di Cosenza, riconoscendo non solo il diritto alla cura del minore, ma soprattutto l’obbligo dell’ASP di farsi carico – anche in forma indiretta – delle spese necessarie alla terapia, validata a livello scientifico e prescritta da specialisti di rilievo nazionale, tra cui l’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma.

Il caso, risalente al 2019, ha origine quando i genitori del bambino, allora di sette anni, si vedono negare l’accesso alla terapia ABA da parte della struttura pubblica nonostante le certificazioni mediche attestanti la gravità della condizione clinica. L’impossibilità di ottenere il trattamento dall’ASP di Cosenza ha costretto la famiglia a rivolgersi a strutture private, con un esborso economico considerevole.

La Corte d’Appello ha stabilito che il trattamento ABA non può essere considerato una scelta discrezionale della famiglia, ma una terapia indispensabile, prescritta da medici specialisti e supportata dalle evidenze scientifiche. In tal senso, la sentenza va ben oltre la dimensione individuale, tracciando una linea guida giuridica per situazioni analoghe che coinvolgono numerose famiglie in Calabria e in altre regioni italiane.

“Non è solo una vittoria per questo bambino, ma per tanti altri che si trovano nella stessa condizione”, affermano gli avvocati Salvatore Francesco Panza e Marco Giovanni Caraffa, legali della famiglia. I due professionisti hanno espresso soddisfazione non solo per l’esito positivo del procedimento, ma anche per il livello di attenzione e sensibilità mostrato dalla Corte su un tema così delicato come quello dell’autismo e dei diritti terapeutici dei minori.

La sentenza punta il dito contro l’inerzia amministrativa che troppo spesso grava su famiglie già provate dal peso della malattia, mettendole di fronte alla drammatica scelta tra l’indebitamento e la rinuncia a terapie fondamentali per lo sviluppo e l’integrazione dei propri figli. “Ogni anno perso equivale a occasioni mancate di crescita”, sottolineano i legali, ricordando quanto il fattore tempo sia cruciale nella gestione dei disturbi dello spettro autistico.

Il verdetto rappresenta un richiamo netto al rispetto del diritto alla salute e all’erogazione di cure appropriate, in linea con quanto stabilito dalla comunità scientifica e dai protocolli terapeutici internazionali. Allo stesso tempo, smaschera l’insufficienza delle risposte istituzionali, inadeguate rispetto alle esigenze reali di chi affronta ogni giorno la complessità dell’autismo.

Decine di famiglie vivono situazioni simili, e questa pronuncia potrà ora costituire una base giuridica importante per rivendicare diritti finora disattesi. Un punto fermo che potrebbe spingere anche altri tribunali a pronunciarsi in modo analogo, favorendo un cambiamento concreto nel sistema sanitario regionale e nazionale.

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