“La Calabria non ha più tempo”. È con queste parole che si apre la lettera indirizzata ai candidati alla guida della Regione, Roberto Occhiuto e Pasquale Tridico, firmata da Giannino Dodaro, presidente del Comitato di piazza Spirito Santo. Una denuncia accorata e diretta, che racconta il dramma quotidiano vissuto dai cittadini calabresi, in particolare da chi è più fragile: i malati, gli anziani, le famiglie e i trapiantati di cuore e di fegato, costretti a lasciare la propria terra per ricevere cure essenziali.
La sanità calabrese viene descritta come al collasso, incapace di garantire servizi minimi e continuità assistenziale. Secondo Dodaro, le conseguenze non si misurano nei numeri dei bilanci, ma nelle vite spezzate e nei diritti negati, soprattutto per chi, dopo aver superato interventi e lunghi ricoveri, si trova abbandonato da un sistema sanitario “inesistente”.
Uno dei punti più critici evidenziati è l’assenza in Calabria di Centri specializzati post-trapianto. I pazienti, per effettuare controlli o ricevere terapie, sono costretti a spostarsi verso Roma, Napoli, Milano, affrontando lunghi viaggi, spesso a proprie spese, e con il sostegno di familiari ormai allo stremo delle forze.
Dodaro chiede ai due candidati di esprimersi pubblicamente su tre impegni chiave:
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Un piano operativo strutturale per riformare il sistema sanitario calabrese, con risorse certe, scadenze definite e la fine dell’era dei commissariamenti.
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L’istituzione di Centri di riferimento per i trapiantati di cuore e di fegato, per garantire cure sul territorio e ridurre la migrazione sanitaria.
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Un percorso di reinserimento lavorativo e sociale per i trapiantati, spesso esclusi dal mondo del lavoro e privi di tutele, nonostante anni di malattia e fragilità.
“La Calabria non chiede miracoli, ma diritti”, scrive Dodaro, sottolineando che la vera sfida per chi governerà sarà restituire dignità ai cittadini e rimettere la salute al centro dell’agenda politica. Non si tratta solo di infrastrutture sanitarie, ma di tutela della vita e rispetto per chi soffre.
Il documento si conclude con un appello alla responsabilità politica e morale, rivolto a chi sarà chiamato a guidare la Regione: una richiesta di discontinuità con il passato e di azioni concrete, misurabili e urgenti, affinché nessuno sia più costretto a “mendicare” assistenza o lavoro.