Ferrovie ferme al Novecento: la mobilità nel Cosentino resta un miraggio

Il segretario della Cisl Cosenza denuncia ritardi strutturali, tratte inefficaci e isolamento delle aree interne: senza auto, spostarsi è quasi impossibile

La rete ferroviaria nella provincia di Cosenza non è all’altezza delle esigenze della popolazione moderna, né risponde in modo adeguato ai bisogni di studenti, lavoratori, turisti o residenti nei piccoli centri. A dirlo è Michele Sapia, segretario generale della Ust Cisl di Cosenza, che lancia un appello alle istituzioni per ripensare radicalmente il sistema dei trasporti su rotaia nel territorio.

La provincia mostra evidenti criticità sia lungo la costa jonica che su quella tirrenica, ma le problematiche si aggravano ulteriormente nelle zone interne, dove la dipendenza dal mezzo privato è quasi assoluta. Secondo Sapia, l’area urbana del capoluogo è inadeguatamente servita e l’intero assetto ferroviario appare scollegato, disfunzionale e spesso inaccessibile. Chi non ha un’auto, soprattutto giovani e anziani, resta tagliato fuori dalla mobilità quotidiana, dalle opportunità lavorative, sociali e persino ricreative.

Durante i mesi estivi, con l’aumento dei flussi verso le località balneari, le difficoltà si moltiplicano. Gli spostamenti serali sono spesso impossibili senza auto privata. «Nella maggior parte dei centri montani o lungo certe aree costiere», afferma il sindacalista, «non esiste alcuna vera alternativa pubblica. I genitori diventano, di fatto, l’unico mezzo di trasporto per i figli, con disagi e rischi notevoli».

Sulla costa jonica, la situazione è critica: i collegamenti da Cosenza verso la Puglia sono scarsi o inesistenti, e la tratta Cosenza–Crotone non risulta minimamente competitiva in termini di orari o tempi di percorrenza. A peggiorare il quadro è il nodo ferroviario di Sibari, definito da Sapia come emblema della mancata integrazione: coincidenze rare o scomode rendono impossibili viaggi efficienti, tanto che raggiungere Taranto può richiedere fino a otto ore, contro le tre necessarie con una pianificazione adeguata.

Sulla costa tirrenica la situazione non migliora. L’ultima corsa festiva da Paola parte intorno alle 19:00, un orario giudicato incompatibile con i ritmi estivi. Inoltre, stazioni come Campora San Giovanni e Longobardi, pur oggetto di ristrutturazioni, rimangono chiuse, mentre storiche fermate come Cirella e San Nicola Arcella sono scomparse dalla mappa ferroviaria, nonostante il loro potenziale strategico per il turismo.

Le proposte della Cisl sono chiare: servono orari più funzionali, collegamenti diretti tra aree interne e costiere, riqualificazione e riapertura delle stazioni abbandonate, e una vera integrazione tra linee regionali e interregionali. Ma soprattutto, è necessario un progetto coerente di mobilità pubblica, che riconosca il diritto alla mobilità come servizio essenziale.

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