Rosa Vespa ritenuta lucida al momento del rapimento della neonata

La donna accusata del sequestro della piccola Sofia non era incapace di intendere e di volere secondo la perizia psichiatrica disposta dalla Procura di Cosenza

Secondo la perizia psichiatrica redatta dal consulente Paolo De Pasquali, Rosa Vespa sarebbe stata pienamente capace di intendere e di volere durante tutte le fasi del rapimento della neonata Sofia, avvenuto il 21 gennaio scorso nella clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. L’architetta 52enne, che si era finta puericultrice per portare via la bambina, avrebbe agito senza alcuna alterazione psicotica tale da compromettere la consapevolezza delle sue azioni.

Il profilo tracciato dall’esperto incaricato dalla Procura di Cosenza, guidata dal procuratore Vincenzo Capomolla, fa luce sullo stato mentale della donna al momento del sequestro. Vespa soffrirebbe infatti di un disturbo istrionico di personalità, ma questo non ha inciso in maniera determinante sulla sua capacità di distinguere il bene dal male. La diagnosi, dettagliata in una lunga relazione, chiarisce che la 52enne ha costruito una falsa gravidanza, mantenuta anche dopo il ritorno del ciclo mestruale, fino a generare un comportamento criminale destinato a confermare la finzione agli occhi del marito e dei familiari.

Il movente emotivo e psicologico si sarebbe originato da un ritardo mestruale, interpretato come segno di una gravidanza tanto desiderata quanto inesistente. Nonostante la successiva smentita biologica, Vespa avrebbe proseguito nella finzione fino a manifestare sintomi fisici compatibili con una “gravidanza isterica”, come gonfiore addominale e aumento del seno. Questo quadro l’avrebbe portata a progettare il rapimento come soluzione a una bugia ormai insostenibile.

L’episodio ha avuto luogo nell’abitazione coniugale di Castrolibero, dove la neonata fu portata subito dopo il sequestro. Il marito della donna, un cittadino nigeriano completamente estraneo ai fatti, è stato immediatamente scagionato. Rosa Vespa, arrestata poche ore dopo dalla polizia, ha confessato spontaneamente le proprie responsabilità e ha collaborato fin dalle prime fasi dell’indagine.

Nel colloquio con il perito, l’indagata – ora ai domiciliari – ha rivelato di essersi sentita “una donna a metà” per non aver potuto avere figli. «Ho sempre desiderato tantissimo di avere un bambino, senza figli non ero io. Oggi non ne voglio più», ha dichiarato.

Il passato recente della donna include episodi di fragilità emotiva. Dopo essersi sposata nel 2021, Vespa ha affrontato un periodo difficile e si è sottoposta a cure per ansia. Un altro momento critico è coinciso con la morte del padre, noto edicolante di Cosenza, avvenuta nel 2023.

De Pasquali conclude la sua perizia sottolineando che la donna ha mantenuto “lucidità e raziocinio” prima, durante e dopo il sequestro. Le sue capacità cognitive e decisionali, secondo il consulente, non erano compromesse: «Non è affetta da una infermità di mente che non le consenta di comprendere i dati di realtà», ha scritto. E ancora: «Al momento dei fatti le sue capacità d’intendere e di volere non erano annullate, né grandemente scemate».

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