Tumore al pancreas, diagnosi precoce con l’elastosonografia: il progetto calabrese fa scuola in Europa

Parte da Rende l’iniziativa che punta a rivoluzionare lo screening del cancro pancreatico grazie alla tecnologia ecografica e alla sinergia tra sanità pubblica e ricerca universitaria

In un sistema sanitario affaticato da anni di commissariamento e carenza di risorse, dalla Calabria arriva un segnale di speranza e innovazione. È quello che nasce dal poliambulatorio di Quattromiglia, a Rende, dove lo specialista Giuseppe Barbarossa ha lanciato un progetto di diagnosi precoce del tumore pancreatico utilizzando una funzionalità avanzata degli ecografi, l’elastosonografia.

Questa tecnica consente di valutare la rigidità dei tessuti colpiti dagli ultrasuoni, una caratteristica che può indicare la presenza di lesioni solide sospette, come i tumori. Tradizionalmente impiegata per esaminare il fegato, l’elastosonografia è stata ripensata da Barbarossa per uno scopo più ambizioso: individuare in fase precoce il cancro del pancreas, una delle patologie oncologiche più aggressive e difficili da trattare, destinata secondo le stime a diventare la seconda causa di morte per tumore entro il 2030.

Il progetto è stato avviato nel 2022 con il supporto dell’Asp di Cosenza, che ha approvato l’idea di realizzare uno screening gratuito per i figli di pazienti deceduti a causa del tumore pancreatico, una fascia ritenuta a rischio. Fino ad oggi sono stati visitati 184 pazienti, i cui dati sono stati presentati con successo al congresso europeo di radiologia di Bilbao, ricevendo l’interesse della comunità scientifica.

Fondamentale il contributo del mondo universitario: partner dell’iniziativa sono infatti il dipartimento di Farmacia e Scienze della salute e della nutrizione e il laboratorio di medicina traslazionale dell’Università della Calabria (Unical), guidati rispettivamente dal professor Vincenzo Pezzi e dal dottor Rocco Malivindi. La collaborazione tra clinica e ricerca sta generando risultati incoraggianti, tanto da ipotizzare lo sviluppo di un biomarker specifico che, integrato con l’elastosonografia, potrebbe rendere accessibile lo screening pancreatico a livello capillare, sfruttando ecografi già in dotazione in molte strutture sanitarie.

Ma per trasformare un’intuizione clinica in una vera pratica sanitaria diffusa servono fondi. Le attrezzature ci sono, ma è necessario finanziare formazione, aggiornamento professionale e validazione scientifica, oltre che estendere lo studio su scala più ampia.

In una regione dove la sanità pubblica spesso deve appoggiarsi all’impegno volontario e alla creatività dei singoli, il progetto condotto a Rende rappresenta un esempio concreto di medicina che funziona, nonostante le difficoltà. È la dimostrazione che anche in territori marginali possono nascere idee capaci di incidere su scala nazionale ed europea, se sostenute con adeguate risorse e visione strategica.

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