La difesa mediatica di Roberto Occhiuto non è passata inosservata tra i banchi dell’opposizione del Consiglio regionale calabrese. La decisione del governatore di raccontare la propria versione dei fatti nella trasmissione Quarta Repubblica ha suscitato reazioni di disappunto, in particolare da parte di Antonio Lo Schiavo, presidente del Gruppo Misto.
Lo Schiavo, pur ribadendo la propria posizione garantista, ha sottolineato la necessità di rispettare le sedi istituzionali prima di quelle mediatiche. «Non si può venire a sapere di un’inchiesta così rilevante guardando Rete 4, dovrebbe essere il Consiglio regionale il primo luogo deputato a ricevere spiegazioni», ha dichiarato. A suo avviso, l’aula rappresenta il cuore della democrazia calabrese, dove i rappresentanti dei cittadini hanno il diritto di essere informati direttamente.
Pur evitando strumentalizzazioni, Lo Schiavo ha tenuto a precisare che, sebbene non entri nel merito della vicenda giudiziaria, ritiene doveroso ribadire la coerenza con i valori democratici. «Sono e resto garantista, lo ero anche con Mario Oliverio, poi assolto, e continuerò a esserlo», ha affermato, facendo riferimento all’ex presidente della Regione Calabria coinvolto in un caso analogo.
La critica più netta riguarda la modalità comunicativa adottata da Occhiuto. Secondo Lo Schiavo, l’ordine corretto sarebbe stato: prima un confronto in Consiglio, poi eventuali dichiarazioni pubbliche attraverso i social o i media. «Parlare da Porro prima ancora di spiegare ai rappresentanti dei calabresi non è una scelta rispettosa delle istituzioni, anche se è un suo diritto esporsi pubblicamente», ha concluso.
L’intervento dell’esponente del Gruppo Misto si inserisce in un clima politico già teso, dove la vicenda giudiziaria che coinvolge Occhiuto rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito. La richiesta di riportare la questione nell’ambito istituzionale punta a ristabilire un equilibrio tra trasparenza, rispetto delle regole e legittimità politica.