Viadotto crollato a Longobucco: indagate dodici persone per omissioni gravi

Tra gli indagati ci sono membri delle commissioni di gara e collaudo, dirigenti Anas e il rappresentante legale dell’impresa. Al centro dell’inchiesta l’assenza di micropali fondamentali.

È arrivata alla fase conclusiva l’inchiesta sul crollo del viadotto Ortiano 2 lungo la strada statale 117 “Sila Mare”, a Longobucco (Cosenza), avvenuto il 3 maggio 2023. La Procura di Castrovillari ha notificato l’avviso di fine indagini a dodici persone, tra cui membri della commissione di gara, tecnici del collaudo, il direttore dei lavori, il responsabile unico del procedimento, rappresentanti dell’impresa esecutrice e dirigenti dell’Anas, che dal 2019 gestiva la struttura.

Secondo la Procura, il cedimento sarebbe imputabile a gravi negligenze e imperizie. In particolare, l’accusa riguarda la modifica sostanziale al progetto originario dell’infrastruttura, che prevedeva inizialmente 32 micropali alla base delle fondazioni per prevenire rischi di scalzamento, essendo il viadotto collocato nell’alveo del fiume Trionto. Tuttavia, i micropali furono ridotti a soli 15, compromettendo la stabilità dell’opera.

Il rischio idraulico non sarebbe stato adeguatamente valutato, e il progetto finale, secondo gli inquirenti, venne presentato senza una completa analisi dei pericoli derivanti dalla modifica. Il certificato di collaudo tecnico-amministrativo, redatto nel 2016 dalla commissione preposta, non avrebbe tenuto conto delle modifiche al progetto, elemento che ora assume rilevanza cruciale nell’indagine.

Il viadotto, costruito nel letto del torrente Trionto, ha ceduto dopo nove anni dalla sua inaugurazione, durante una violenta ondata di maltempo che aveva notevolmente aumentato la portata d’acqua del corso fluviale. Il crollo non ha fortunatamente causato vittime, ma ha sollevato forti interrogativi sulla qualità dei controlli e sulla gestione dell’opera pubblica.

Il pubblico ministero Veronica Rizzaro, titolare del fascicolo, contesta a vario titolo agli indagati il concorso in colpa, negligenza e imperizia, aggravato dalla mancata osservanza di norme tecniche fondamentali. Il cedimento è stato ripreso in un video diventato virale sui social, rafforzando l’impatto mediatico e istituzionale dell’evento.

La riduzione dei micropali rappresenta il punto centrale dell’inchiesta, poiché trattandosi di elementi strutturali critici, la loro diminuzione comprometteva direttamente la tenuta del viadotto in condizioni idrauliche estreme. Gli inquirenti ritengono che le responsabilità siano distribuite lungo l’intera filiera di progettazione, realizzazione e collaudo dell’opera.

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