La vicenda di Arpad Weisz, calciatore e allenatore ungherese scomparso nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944, è stata riportata alla luce grazie all’impegno del giornalista Matteo Marani, presidente della Lega Pro. Nel suo libro “Dallo scudetto ad Auschwitz”, presentato presso la biblioteca Stefano Rodotà del Liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, Marani ha narrato la tragica parabola di un uomo che, da protagonista del calcio italiano, è divenuto vittima delle Leggi razziali del 1938.
Matteo Marani ha pubblicato il libro nel 2007, al termine di un lungo lavoro di ricerca che ha permesso di riportare alla luce una storia per anni ignorata. Con dedizione e passione, l’autore ha ricostruito la vita di Weisz, soffermandosi non solo sui successi sportivi come allenatore dell’Inter e del Bologna, ma anche sui drammatici eventi che portarono alla deportazione e alla morte sua e della sua famiglia – la moglie Elena e i figli Roberto e Clara – ad Auschwitz. Gianni Mura ha definito la ricerca di Marani come un lavoro che ha seguito le «voci nel vento», un’espressione che ben descrive il delicato equilibrio tra memoria storica e umanità presente nel libro.
La presentazione del libro, organizzata dalla Fondazione Mancini, si è tenuta in una delle più prestigiose biblioteche scolastiche italiane, che custodisce un patrimonio di 90mila volumi. Durante l’evento, moderato dai professori Pierluigi Pedretti e Maria Francesca Tiesi, Marani ha raccontato non solo i momenti salienti della vita di Weisz, ma anche aneddoti e intrecci umani che arricchiscono il suo lavoro.
L’autore ha spiegato come la promulgazione delle Leggi razziali del 1938 segnò il destino dell’allenatore ungherese, costringendolo ad abbandonare l’Italia e iniziando un tragico percorso che lo portò nei campi di sterminio nazisti. La sua storia, seppur straziante, è oggi un simbolo di memoria e di riflessione sulla crudeltà dell’epoca.
L’incontro è stato arricchito da un dialogo tra Marani e i professori Leonardo Spataro e Silvana Gallucci, che hanno posto domande sull’importanza di tramandare storie come quella di Weisz. La memoria storica, infatti, rappresenta un elemento cruciale per comprendere e prevenire gli orrori del passato. L’evento si è concluso con un saluto da parte di Giacomo Mancini, che ha sottolineato l’importanza di simili iniziative per mantenere vivo il ricordo di chi è stato vittima dell’odio e delle discriminazioni.