La sanità in Calabria continua ad essere uno dei temi più critici per la regione, evidenziando problemi strutturali e gestionali che penalizzano il diritto alla salute. Da oltre trent’anni, il settore soffre di una mancata programmazione efficace, aggravata da tagli al personale e ai servizi, da ospedali sovraffollati e da un sistema d’emergenza carente.
Un sistema di collasso
Le liste d’attesa rappresentano una delle principali criticità: diagnosi e cura rimangono bloccate per mesi, rendendo difficile l’accesso alle prestazioni sanitarie di base. La mancanza di medici, il turnover non garantito ei tagli lineari imposti negli anni hanno indebolito le strutture, lasciando i pronto soccorso ei servizi di emergenza spesso privi del personale necessario. L’assistenza sanitaria in Calabria non riesce a soddisfare i bisogni della popolazione, confinando la regione in uno stato di marginalità non solo geografica ma anche sociale, come “la periferia più remota d’Europa”.
La piaga della mobilità sanitaria
La crisi della sanità calabrese alimenta un fenomeno endemico: la mobilità sanitaria. Molti cittadini scelgono di curarsi fuori regione , generando un costo significativo per le casse regionali. Secondo i dati Agenas, nel 2023 la Calabria ha speso 212 milioni di euro per i ricoveri fuori regione, con un saldo negativo di 191,8 milioni, il peggiore degli ultimi sei anni.
I calabresi si rivolgono principalmente agli ospedali di:
- Lombardia , con un costo di 38,7 milioni di euro;
- Lazio , che ha assorbito 23,9 milioni;
- Emilia Romagna , con 21,1 milioni spesi;
- Puglia e Sicilia , con costi rispettivi di 16,1 e 15,4 milioni.
Questa mobilità si divide tra casi evitabili e pazienti costretti a migrare per la mancanza di strutture adeguate sul territorio. Chi non ha i mezzi economici è invece obbligato ad attendere nelle lunghe liste d’attesa, accentuando il divario sociale.
Il peso economico e la sfida del commissario
La gestione sanitaria regionale ha risentito dei tagli lineari operati dai governi centrali, che hanno messo al centro il controllo della spesa piuttosto che il miglioramento dei servizi. Queste decisioni hanno ulteriormente compromesso la sostenibilità del sistema, lasciando la Calabria con il triste primato di una delle peggiori performance sanitarie in Italia.
Negli ultimi anni, il commissario e governatore Roberto Occhiuto ha cercato di iniziare un percorso di riforma, ma i risultati tardano ad arrivare. Nonostante gli sforzi per risanare il settore, la fiducia dei cittadini è ai minimi storici, alimentata da un sistema che fatica a garantire i servizi essenziali.
Una sanità intrappolata nel passato
La situazione calabrese evidenzia come il diritto alla salute rischi di rimanere un miraggio. Le criticità attuali richiedono interventi strutturali e una programmazione a lungo termine, ma anche risorse finanziarie e umane per uscire da questa emergenza cronica. Nel frattempo, la Calabria continua a perdere medici, pazienti e risorse economiche, in un circolo vizioso che sembra intrappolare la sanità regionale nel suo passato.