Abbattere le liste d’attesa è diventato un obiettivo primario nella sanità calabrese, come dimostrano le recenti iniziative della struttura commissariale regionale. Oltre allo stanziamento di oltre 20 milioni di euro a favore delle Aziende sanitarie e ospedaliere , il piano prevede la nomina del dottor Sisto Milito come responsabile del monitoraggio sui tempi ei volumi delle prestazioni.
Tra le principali novità, emerge l’introduzione di uno standard temporale per l’erogazione di visite ed esami specialistici, fissato anche attraverso un confronto con le prassi di altre regioni. Il Decreto Commissariale 345/2024 annuncio tempistiche precise : ad esempio, 20 minuti per una prima visita cardiologica, ginecologica o oculistica; 30 minuti per una risonanza magnetica cerebrale; 15 minuti per un ecocolordoppler o un elettrocardiogramma dinamico; e 30 minuti per un test cardiovascolare da sforzo. Simili standard sono previsti anche per tomografie, spirometrie, mammografie, colonscopie e altre procedure diagnostiche.
Critiche dai sindacati: una regolamentazione “inaccettabile”
Questa impostazione ha però suscitato forti opposizioni, in particolare dalla Cisl medici , che considera il decreto lesivo dei diritti e delle prerogative dei professionisti sanitari. Nino Accorinti, rappresentante del sindacato, definisce la misura «inaccettabile sotto tutti i punti di vista». Secondo la Cisl, imporre limiti temporali mina sia la qualità delle cure che l’autonomia professionale dei medici , violando norme contrattuali e deontologiche.
Accorinti sottolinea che il rapporto medico-paziente non può essere standardizzato: «Cronometrare le visite significa compromettere la qualità, la sicurezza e l’appropriatezza delle cure, impedendo un’analisi approfondita del singolo caso». Inoltre, il sindacato critica il mancato coinvolgimento dei professionisti locali e la mancata istituzione dell’Organismo Paritetico Regionale, previsto dall’accordo Stato-Regioni del 2010.
La reazione delle Aziende Sanitarie e il precedente del Tar Lazio
Nonostante le polemiche, alcune Asp, come quella di Catanzaro, hanno già dato mandato ai propri Centri Unici di Prenotazione (CUP) di adeguarsi al decreto, rivedendo i tempi delle visite già programmate. Tuttavia, va ricordato che nel 2018 il Tar del Lazio si era espresso contro l’introduzione di visite “a tempo”, ribadendo l’autonomia dei medici nel determinare la durata necessaria per ciascun paziente.
Pur condividendo la necessità di ridurre le liste d’attesa , la Cisl medici si oppone fermamente all’idea di standardizzare la durata delle prestazioni. Secondo il sindacato, questa scelta «limita la libertà professionale e mette a rischio l’etica e la sicurezza delle cure».
Conclusioni
L’iniziativa della struttura commissariale intende affrontare un problema cruciale come quello delle liste d’attesa, ma il metodo adottato ha generato divisioni tra istituzioni e operatori sanitari. La sfida rimane quella di conciliare efficienza organizzativa e qualità delle cure , garantendo al contempo il rispetto dei diritti dei medici e dei pazienti.