La sezione giurisdizionale per la Calabria della Corte dei Conti ha emesso una sentenza che condanna, tra gli altri, Domenico Lucano , attuale europarlamentare e già sindaco di Riace, per un presunto danno erariale di oltre 5 milioni di euro. La vicenda è legata a irregolarità nella gestione dei centri di accoglienza per migranti , avvenuta tra il 2011 e il 2012, nell’ambito del processo noto come “Xenia”.
Le accuse: gestione irregolare e compensi maggiorati
Il processo “Xenia” ha portato alla condanna penale di Lucano a 18 mesi, con pena sospesa, per il reato di falso, in attesa della sentenza definitiva della Corte di Cassazione, prevista per novembre. La Corte dei Conti ha invece ritenuto “dolosa” la condotta dell’ex sindaco di Riace, relativa a convenzioni stipulate per la gestione dei rifugiati palestinesi. In particolare, è stato contestato un aumento dei compensi giornalieri per la gestione dei migranti, che sono passati da 35 a 40 e poi a 80 euro al giorno, in contrasto con la convenzione iniziale del 2010.
Secondo i giudici, Lucano ha violato la convenzione stabile dando una gestione indiretta del servizio e affidando il compito a privati non adeguatamente selezionati e privi di esperienza , che già avevano gestito i rifugiati in passato. Tale gestione, ritenuta irregolare, ha portato a un aumento ingiustificato dei compensi, aggravato da ulteriori maggiorazioni per posti “non previsti” nella convenzione.
Condanna di Lucano: oltre 500 mila euro da restituire
La sentenza, emessa dal presidente Luigi Cirillo, con i giudici Carlo Efisio Marré Brunenghi e Guido Tarantelli, ha stabilito che Mimmo Lucano, insieme ad altri imputati, dovrà restituire 531.327,65 euro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, come parte del danno complessivo. Secondo la Corte, le condotte di Lucano dimostrano una volontà precisa di arricchire indebitamente i privati coinvolti nella gestione dei rifugiati , tanto nella fase di stipula quanto in quella di esecuzione delle convenzioni.
Coinvolgimento di altri amministratori locali
La sentenza di 475 pagine coinvolge anche altri amministratori dell’epoca, molti dei quali ancora attivi nella politica locale. Tra questi, figurano sindaci e componenti delle giunte comunali dei Comuni di Acquaformosa, Riace e Caulonia , oltre a rappresentanti di cooperativa della provincia di Cosenza, Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria . Tuttavia, Giuseppe Gervasi, ex amministratore di Riace, è stato assolto dalle accuse, secondo quanto stabilito dai giudici di Catanzaro.
L’indagine della Guardia di Finanza
La sentenza è frutto di un’indagine della Guardia di Finanza , che ha esaminato dettagliatamente i rapporti tra le amministrazioni locali e le cooperative incaricate della gestione dei migranti. L’indagine ha evidenziato irregolarità nella gestione delle convenzioni e nei pagamenti effettuati , sottolineando una gestione poco trasparente da parte degli enti locali coinvolti.
Prossimi sviluppi: attesa per la Cassazione
Mentre la sentenza della Corte dei Conti impone una significativa restituzione di fondi, si attende ancora la decisione della Corte di Cassazione, che dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Procura di Reggio Calabria riguardo alla condanna penale di Lucano. Questa decisione sarà cruciale per il futuro politico e legale dell’ex sindaco , considerato per anni un simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione.