Il governo italiano sta considerando la possibilità di estendere l’età lavorativa dei dipendenti pubblici fino a 70 anni, per consentire loro di offrire supporto e tutoraggio ai nuovi assunti. Questo trattenimento in servizio sarà volontario e dipenderà sia dalla volontà del singolo lavoratore sia dalle esigenze delle amministrazioni pubbliche. Tale misura, prevista in una bozza della legge di bilancio attualmente allo studio, mira a mantenere stabili i costi del lavoro senza aumentare le spese previdenziali.
La norma, che rappresenta una parte integrante della legge di bilancio in fase di elaborazione, stabilisce che il trattenimento in servizio di un dirigente o di un dipendente non comporterà l’assunzione di nuovo personale per lo stesso importo di spesa, ma sarà limitato al 10% delle facoltà assunzionali. Questo garantirebbe un equilibrio tra i costi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche e la necessità di formazione per i nuovi assunti, senza gravare sul bilancio complessivo.
L’obiettivo del governo è di proseguire con una politica di bilancio “seria ed equilibrata”, come ribadito in una recente riunione dei leader del centrodestra. Tra le priorità già delineate per l’allocazione delle risorse figurano famiglie, imprese, giovani e natalità, ponendo fine alla “stagione dei bonus”, giudicati inefficaci per lo sviluppo economico.
Il prolungamento dell’età pensionabile dei dipendenti pubblici è solo uno degli aspetti della questione pensioni che rimane centrale nella definizione della legge di bilancio. Sul tavolo c’è anche la flessibilità in uscita, con l’ipotesi di una stretta sui tempi per il pensionamento anticipato e la rivalutazione degli assegni pensionistici in base all’inflazione.