Inchiesta rimborsi Regione Calabria: chiesta la citazione a giudizio per il governatore Roberto Occhiuto

La Procura di Roma ipotizza il reato di truffa aggravata per un importo di circa 179mila euro. La replica del Presidente: «Atti non ancora ricevuti, chiarirò tutto in sede esecutiva»

Nuovi sviluppi giudiziari interessano i vertici della Regione Calabria. Secondo quanto diffuso a mezzo stampa, la Procura della Repubblica di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Roberto Occhiuto, Presidente della Regione e vicesegretario nazionale di Forza Italia, con l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

L’inchiesta, originariamente avviata a Catanzaro e successivamente trasferita nella Capitale per competenza territoriale sul conto corrente dell’indagato, riguarda presunte irregolarità nell’uso dei fondi destinati alla mobilità istituzionale tra il novembre 2021 e il giugno 2025, per una cifra stimata dagli inquirenti in circa 179mila euro.

Al centro dei rilievi della magistratura vi sarebbe l’asserita non cumulabilità tra l’indennità mensile di rimborso spese (pari a 3.893 euro) e l’impiego concomitante di veicoli istituzionali e in leasing messi a disposizione dall’amministrazione. Una ricostruzione normativa che contrasterebbe con i pareri espressi dall’Avvocatura regionale.

Il Governatore è intervenuto sulla vicenda mediante una nota video diffusa sui propri canali digitali, precisando di non aver ancora ricevuto notifica formale degli atti e ribadendo la piena legittimità della propria condotta. Occhiuto ha chiarito che l’uso delle vetture di servizio è avvenuto esclusivamente per motivi istituzionali e legati ad attività di cantiere, preannunciando la volontà di dimostrare la correttezza del proprio operato dinanzi al Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP).

La difesa del Presidente evidenzia inoltre come eventuali sovrapposizioni temporali siano circoscritte a periodi limitati e supportate da documentazione idonea ad attestare le spese di gestione sostenute a titolo personale, oltre alla testimonianza del personale addetto alla sicurezza della sede regionale. Spetterà ora al GUP valutare le risultanze investigative per decidere se disporre il rinvio a giudizio o pronunciare sentenza di non luogo a procedere.

Redazione

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