L’esecutivo prosegue l’iter della riforma del federalismo fiscale, approvando in via definitiva lo schema di decreto legislativo sul riordino dei tributi regionali e locali, nonostante la mancata intesa in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni. La misura interviene in modo significativo sul modello di finanziamento del Trasporto Pubblico Locale (TPL), introducendo un cambio di paradigma strutturale.
La novità principale risiede nel superamento dell’attuale Fondo nazionale trasporti, sostituito da un meccanismo di compartecipazione regionale al gettito dell’Irpef. Tale assetto elimina il vincolo di destinazione d’uso introdotto nel 2013, che garantiva l’impiego esclusivo dei fondi statali per la mobilità locale, lasciando alle singole amministrazioni maggiore discrezionalità, ma anche una dipendenza diretta dalla base imponibile del territorio.
Le perplessità del Mezzogiorno e la posizione del PD calabrese
L’operazione, pur ponendosi l’obiettivo teorico di incrementare l’autonomia finanziaria locale a saldi invariati per il bilancio dello Stato, solleva forti preoccupazioni sul fronte della tenuta dei bilanci nelle aree socio-economicamente più fragili.
Secondo l’analisi dell’opposizione e, nello specifico, del Partito Democratico della Calabria, la riforma rischia di penalizzare le realtà caratterizzate da una minore capacità fiscale. Il segretario regionale dem, Nicola Irto, ha evidenziato come la sostituzione dei trasferimenti diretti con leve fiscali e meccanismi perequativi non ancora pienamente definiti possa tradursi, nel medio periodo, in una contrazione delle risorse disponibili per il Sud, con il conseguente rischio di riduzione delle prestazioni erogate o di un incremento della pressione fiscale locale.
Il nodo dei Lep e il dibattito politico regionale
Il punto critico sollevato dalle forze contrarie riguarda l’assenza del completo finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) e di un efficace piano di perequazione infrastrutturale prima dell’avvio della redistribuzione delle competenze e delle risorse fiscali. L’intreccio tra la riforma tributaria e l’autonomia differenziata viene individuato come un potenziale fattore di ampliamento dei divari storici tra le diverse aree del Paese.
L’attenzione si sposta ora sul piano politico locale: le opposizioni regionali sollecitano il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a chiarire la linea tenuta nei confronti del provvedimento nazionale, rilevando presunte incongruenze tra i rilievi tecnici contenuti nei documenti di programmazione economico-finanziaria dell’Ente e il sostegno politico espresso nelle sedi istituzionali alle politiche di autonomia del governo centrale.
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