Crisi Amaco, l’ultimatum dei lavoratori: “Pronti a gesti eclatanti per salvare 111 posti”

Settimana decisiva per il futuro del trasporto pubblico a Cosenza. Sale la tensione tra i dipendenti dopo i recenti scontri politici tra il Comune e il Consorzio Autolinee

Entro la fine della settimana in corso potrebbe delinearsi il futuro del trasporto pubblico locale (TPL) bruzio. Al centro dell’attenzione resta l’esame dell’unica offerta d’acquisto presentata dal Consorzio Autolinee per il ramo d’azienda dell’Amaco, la storica società partecipata comunale attualmente in una fase di profonda crisi.

In questo scenario di incertezza, i lavoratori dell’azienda hanno diffuso una nota congiunta per esprimere una preoccupazione crescente, alimentata anche dai recenti scambi polemici tra l’assessore regionale Gallo, i consiglieri comunali Caputo e De Cicco e il presidente del Consorzio Autolinee, Rocco Carlomagno.

La difesa dell’occupazione e dei servizi

I dipendenti denunciano un progressivo indebolimento dell’azienda, segnalando come nel tempo siano stati sottratti servizi essenziali per la cittadinanza, quali il trasporto per dializzati, studenti e diversamente abili. Il nodo centrale del contendere resta però la tutela dei livelli occupazionali. Nella nota si ribadisce con forza che la pianta organica è composta da 111 lavoratori, i quali rivendicano pari dignità e diritti: “Nessuno deve permettersi di garantire solo una parte del personale”, si legge nel documento, che respinge ogni ipotesi di frammentazione o tagli.

Appello alle istituzioni e minaccia di mobilitazione

Il personale Amaco rivolge un monito diretto al Comune di Cosenza e alla Regione Calabria, sollecitando un passaggio concreto dalle promesse politiche ai fatti amministrativi. La stanchezza accumulata in due anni di “colpi di scena” giudiziari e societari ha portato le rappresentanze dei lavoratori a preannunciare forme estreme di protesta.

In assenza di garanzie totali sulla continuità lavorativa per tutti i 111 dipendenti, il personale si dichiara pronto a “gesti eclatanti”, inclusa la possibilità di incatenarsi dinanzi alla sede aziendale e al Tribunale di Cosenza. “Il lavoro non si tocca”, conclude la nota, sottolineando il clima di esasperazione che regna tra le famiglie coinvolte.

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