Gestione rifiuti, il dossier Uil: a Cosenza rincari record della Tari (+38%)

Lo studio sulle politiche fiscali evidenzia profonde disparità territoriali tra il 2020 e il 2025. Nel capoluogo bruzio la pressione tributaria tocca i 409 euro annui

Il sistema di gestione dei rifiuti in Italia si conferma un ambito segnato da profonde asimmetrie e inefficienze. Secondo l’ultimo report elaborato dal Servizio Politiche Fiscali della Uil, sotto la direzione del segretario confederale Santo Biondo, il quinquennio 2020-2025 ha fatto registrare un incremento costante della Tari, con un impatto particolarmente gravoso nel Mezzogiorno.

Il caso Cosenza: aumenti a doppia cifra

Il capoluogo cosentino emerge come uno dei casi più critici dell’intero panorama nazionale. In cinque anni, la tariffa per una famiglia tipo (nucleo di quattro persone in un’abitazione di 80 mq) è passata dai 295 euro del 2020 ai 409 euro stimati per il 2025. Un balzo di 114 euro che rappresenta uno degli incrementi più elevati del Paese, riflettendo le difficoltà strutturali del territorio nella chiusura del ciclo dei rifiuti.

Analisi dei costi e inefficienze impiantistiche

Il tributo, che include quote fisse, variabili e addizionali (TEFA e componenti Arera), appare oggi sempre più scisso dalla qualità reale dei servizi erogati. La segreteria della Uil sottolinea come la frammentazione gestionale e la carenza di impianti di trattamento costringano molti enti locali a trasferire i rifiuti fuori regione. Questi “extra-costi” logistici si riflettono direttamente sulle bollette di cittadini e imprese, alimentando un circolo vizioso di tassazione elevata a fronte di servizi spesso deficitari.

Le criticità su PNRR e Tariffa Puntuale

Nonostante le opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’attuazione delle misure per l’ammodernamento impiantistico procede a rilento e in modo disomogeneo. Il sindacato esprime inoltre riserve sulla Tariffa Puntuale (TARIP): sebbene basata sul principio “chi inquina paga”, il rischio rilevato è che diventi uno strumento per compensare le inefficienze dei gestori piuttosto che un reale incentivo alla virtuosità dei cittadini.

In assenza di investimenti massicci in mezzi, personale e governance trasparente, l’estensione della raccolta differenziata rischia di tradursi in un aggravio economico senza benefici ambientali proporzionati. La Uil invoca, pertanto, politiche di lungo respiro che superino la logica dell’emergenza e puntino alla riduzione strutturale del carico fiscale attraverso l’autonomia impiantistica.

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