Si infittisce il mistero sulla scomparsa di Angelica Causil, la ventottenne transgender di nazionalità colombiana di cui si sono perse le tracce lo scorso 25 novembre. Il Procuratore Capo di Cosenza, Vincenzo Capomolla, ha ufficialmente aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti. Nonostante la denuncia sia stata formalizzata a Napoli, il fulcro delle indagini resta l’area urbana bruzia, dove la donna risiedeva stabilmente.
L’ultima traccia e le testimonianze
Le ricostruzioni effettuate dai Carabinieri della Compagnia di Rende, coordinati dal capitano Andrea Aiello, partono dal pomeriggio del 25 novembre. Secondo quanto riferito da un testimone – un uomo residente a Rende individuato dagli inquirenti – Angelica sarebbe uscita di casa in stato di apparente serenità per recarsi presso un “Compro Oro”. Il testimone ha dichiarato di averla accompagnata in auto per il ritiro di alcuni preziosi e di averla successivamente riaccompagnata nei pressi della sua abitazione in via Maiorana. Da quel momento, il suo telefono risulta spento o irraggiungibile.
Il movente economico: il giallo dei 10.000 euro
Un elemento centrale dell’indagine riguarda una somma di 10.000 euro in contanti che la giovane possedeva e intendeva inviare alla famiglia a Valencia, in Colombia. Il denaro era stato inizialmente affidato a un’amica per custodia; quest’ultima, ascoltata dagli investigatori, ha confermato di aver restituito l’intera somma ad Angelica pochi giorni prima della scomparsa. Tuttavia, le perquisizioni nell’appartamento di via Maiorana non hanno portato al ritrovamento del contante, né di segni che possano far pensare a un allontanamento volontario: vestiti ed effetti personali sono stati rinvenuti in perfetto ordine.
Le anomalie e le attività investigative
Gli inquirenti valutano con attenzione il ritardo nella segnalazione della scomparsa. Angelica manteneva contatti quotidiani con la madre, ma l’allarme è scattato solo dopo settimane di silenzio. Sotto la lente della magistratura sono finiti diversi elementi:
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Tabulati telefonici: per ricostruire i contatti nelle ore precedenti la sparizione.
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Siti web e social media: analisi delle interazioni digitali e dei portali attraverso cui la ventottenne veniva contattata.
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Videosorveglianza: acquisizione delle immagini delle telecamere di via Maiorana per verificare gli spostamenti nell’area.
Mentre le ricerche vengono estese a tutto il territorio nazionale e la famiglia lancia appelli disperati attraverso i media internazionali e la trasmissione “Chi l’ha visto?”, il timore degli inquirenti è che l’ipotesi di reato possa presto mutare in omicidio a scopo di rapina.