Regione Calabria, spesa pubblica sbilanciata: investimenti al minimo nel 2024

Il giudizio della Corte dei conti evidenzia il peso eccessivo della spesa corrente: solo il 18% destinato a investimenti, uno squilibrio che ostacola lo sviluppo regionale

Nel 2024 la Regione Calabria ha confermato uno squilibrio strutturale nella gestione della spesa pubblica, con un’evidente difficoltà a trasformare risorse in investimenti produttivi. È quanto emerge dal giudizio di parificazione del rendiconto finanziario regionale, analizzato dalla Corte dei conti, che ha definito questa dinamica una vera e propria “anomalia” contabile, incapace di promuovere sviluppo economico nel lungo periodo.

Circa l’83% dei pagamenti effettuati nel 2024 è stato destinato alla spesa corrente, ovvero quella utilizzata per le necessità quotidiane dell’amministrazione, mentre solo il 9% ha riguardato la spesa in conto capitale, destinata invece a generare valore durevole attraverso investimenti. La disparità è ancora più marcata se si guarda alla distribuzione degli impegni: il 76% delle risorse è stato utilizzato per finanziare il titolo I (spese correnti) e appena il 18% per il titolo II (spese per investimenti).

La sanità assorbe la quota più consistente del bilancio regionale, con il 79% delle risorse destinate a questo settore. Tuttavia, la Corte segnala che, nonostante questo impegno finanziario, la qualità dei servizi rimane insufficiente e la mobilità sanitaria passiva continua a crescere. La sproporzione nella distribuzione della spesa impedisce alla Regione di rafforzare infrastrutture, servizi e programmi in grado di generare crescita duratura.

Guardando ai dati assoluti, le spese correnti impegnate nel 2024 hanno superato i 5,3 miliardi di euro, con pagamenti effettuati pari a circa 4,24 miliardi, sostanzialmente in linea con il 2023. Per contro, le spese in conto capitale impegnate ammontano a poco più di 1,27 miliardi, già in calo rispetto al 2023 (1,45 miliardi), mentre i pagamenti effettuati si sono fermati a 468 milioni, contro oltre 1 miliardo pagato l’anno precedente.

Questa contrazione degli investimenti reali è considerata un segnale preoccupante dalla magistratura contabile, che sottolinea la scarsa capacità della Regione di utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili. Nel dettaglio, il 38% della spesa in conto capitale è stato destinato a programmi comunitari e nazionali (come Por, Fsc, Pac, Psc), il 28% ha utilizzato risorse statali, mentre un ulteriore 10% è stato assorbito dalla copertura del disavanzo sanitario, riducendo ulteriormente la capacità di spesa per infrastrutture e sviluppo.

“Spendere bene è difficile, ma oggi la Calabria sconta un’incapacità strutturale di destinare risorse alla crescita”, ha dichiarato il procuratore regionale della Corte dei conti, Ermenegildo Palma, commentando l’enorme divario tra spesa corrente e investimenti. Una situazione che, secondo la Corte, limita le possibilità di rilancio economico e accentua le criticità del sistema regionale, aggravando le disuguaglianze e rallentando l’effettiva attuazione delle politiche pubbliche.

In sintesi, il giudizio della Corte dei conti mette in luce la necessità urgente di rivedere la strategia di spesa della Regione Calabria, per spostare l’equilibrio verso investimenti strutturali in grado di incidere positivamente sullo sviluppo socioeconomico del territorio.

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