Una sentenza di assoluzione che segna la fine di un incubo durato sette lunghi anni. È quella pronunciata ieri pomeriggio dal Tribunale di Salerno nei confronti di Eugenio Facciolla, il noto magistrato cosentino, da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Le accuse di concorso in falso e corruzione, che avevano segnato una delle pagine più difficili della sua carriera, sono state definitivamente spazzate via.
Facciolla, che ha scritto molte delle inchieste che hanno portato alla condanna di boss e affiliati della ‘ndrangheta del Cosentino, si era trovato coinvolto in un’indagine che lo aveva colpito profondamente. Le accuse, riferite al periodo in cui era stato capo della Procura di Castrovillari, avevano messo in discussione non solo la sua carriera ma anche la sua onorabilità. La sua vita era stata travolta da un processo che sembrava voler colpire al cuore la sua figura di magistrato integerrimo.
Nonostante il lunga e dolorosa battaglia legale, Facciolla non aveva mai smesso di proclamare la sua innocenza, cercando di difendersi dalle accuse con fermezza. Le sue indagini contro la criminalità organizzata, tra cui l’importante inchiesta “Stige”, lo avevano reso un bersaglio per i clan, ma anche un simbolo della giustizia nella lotta contro la mafia.
Nel corso del processo, l’accusa aveva sostenuto che Facciolla avesse affidato il noleggio di apparecchiature per intercettazioni alla Stm srl, un’azienda che si occupava di software spia, legata ad un poliziotto, Vito Tignanelli. Si parlava anche di vantaggi patrimoniali per il magistrato, tra cui l’installazione di videocamere per sorvegliare la sua casa a Cosenza. Tuttavia, la difesa ha sempre sostenuto la totale correttezza e trasparenza nelle azioni di Facciolla.
La sentenza di assoluzione ha messo fine alle accuse e ha restituito dignità a uno dei magistrati più noti della Calabria, che ha sempre operato nella massima integrità. Oltre a Facciolla, sono stati assolti anche Vito Tignanelli, agente della Polstrada, e sua moglie, Marisa Aquino, titolare della Stm. Entrambi erano accusati di aver ricevuto vantaggi illeciti, ma la giustizia ha riconosciuto l’insussistenza dei fatti.
Il tribunale ha invece condannato il maresciallo dei carabinieri forestale Carmine Greco a un anno di reclusione e il carabiniere Alessandro Nota a otto mesi. Le accuse nei loro confronti riguardavano la presunta connessione con Tignanelli, ma la figura di Facciolla è stata scagionata da tutte le ipotesi di reato.
La sentenza chiude così un lungo capitolo, con Facciolla che ha ricevuto il riconoscimento della sua innocenza e della sua integrità. Un ritorno alla dignità per un magistrato che ha sempre lottato con onestà per la giustizia, restituendo fiducia a chi aveva creduto in lui.