A mesi dall’attivazione della Zes unica per il Mezzogiorno, la Calabria si conferma come l’anello debole dell’intero progetto. A fronte di risultati incoraggianti in altre regioni del Sud, i dati sulla partecipazione calabrese parlano di un sostanziale stallo: le richieste di autorizzazioni per nuovi insediamenti produttivi sono praticamente nulle e le domande per ampliamenti di imprese esistenti sono altrettanto rare.
Un dato allarmante che sottolinea il mancato appeal del territorio nei confronti degli investitori, nonostante il pacchetto di benefici introdotti a livello nazionale, tra cui il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali. La Zes era stata pensata per colmare il divario economico e infrastrutturale tra Nord e Sud, ma in Calabria continua a pesare la debolezza del tessuto produttivo, l’arretratezza logistica e l’insufficienza dei servizi.
La situazione è ancora più critica nell’area retroportuale di Gioia Tauro, individuata da anni come nodo strategico per lo sviluppo economico regionale. Eppure, capannoni abbandonati, viabilità carente e aree industriali in stato di degrado raccontano un’altra storia, ben lontana da quella di un rilancio industriale. A nulla sono valsi gli interventi sporadici di riqualificazione: l’assenza di un progetto organico e di un’attrattiva reale per gli investitori internazionali continua a frenare ogni possibilità di crescita.
A differenza della Calabria, nelle altre regioni coinvolte nella Zes unica i segnali sono decisamente più incoraggianti. Come ha riportato una recente relazione della Corte dei Conti – sezione di controllo, il sistema nel suo complesso sta generando un flusso importante di richieste e finanziamenti. Solo fino al 9 aprile 2024, a fronte di oltre 2,5 miliardi di euro in richieste di crediti d’imposta, erano stati già assegnati circa 2 miliardi, segno di una forte risposta da parte del tessuto imprenditoriale meridionale.
In Calabria, però, il quadro è ancora desolante. Le ragioni del fallimento sono molteplici: carenza di infrastrutture, scarsa digitalizzazione, servizi pubblici inefficienti e poca comunicazione sui vantaggi dell’iniziativa. L’esperienza della precedente Zes regionale, attivata nel 2018 e centrata sempre su Gioia Tauro, si era già rivelata un’occasione mancata. Oggi, con il rilancio su scala interregionale, la Calabria rischia di restare ancora una volta ai margini, senza riuscire a intercettare né capitali né opportunità.
Resta quindi l’interrogativo aperto: sarà possibile invertire la rotta? Per molti analisti, sarà necessario un intervento straordinario per risollevare l’immagine e la funzionalità della Zes in Calabria. Occorre intervenire sul piano infrastrutturale, garantire condizioni logistiche competitive e rendere più semplice e trasparente l’accesso ai benefici previsti. Solo così si potrà recuperare credibilità e attrarre quegli investimenti che oggi sembrano preferire altre destinazioni nel Sud Italia.