Mafia nei Comuni, i costi nascosti per i cittadini: Calabria leader negli scioglimenti

Uno studio di Bankitalia rivela come le infiltrazioni mafiose nella amministrazioni municipali incidano su bilanci, servizi e fiscalità locale, penalizzando i residenti

La criminalità organizzata, quando si insinua nelle amministrazioni comunali, lascia tracce profonde non solo nella legalità, ma anche nei bilanci pubblici e nei portafogli dei cittadini. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Unità informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia ha utilizzato algoritmi di apprendimento automatico per stimare il rischio di infiltrazioni mafiose nei Comuni italiani dal 2016 al 2021. Il modello non formula accuse, ma assegna un punteggio di probabilità sull’apertura di un’indagine nei confronti dell’amministrazione.

L’analisi ha individuato pattern ricorrenti nei bilanci comunali che segnalano il rischio: in particolare, la riscossione dei tributi locali – come Imu e Tari – tende a crollare nei territori infiltrati, lasciando le casse comunali in sofferenza. Questo si traduce in maggiori costi operativi, ma minori investimenti in servizi fondamentali come trasporto pubblico, istruzione e assistenza sociale.

La rigidità della spesa è un altro tratto distintivo dei Comuni colpiti da infiltrazioni, così come l’allocazione impropria di fondi verso settori a rischio come edilizia e gestione dei rifiuti, noti per essere canali di riciclaggio di denaro. Le conseguenze economiche di questa distorsione ricadono interamente su cittadini e imprese oneste, che subiscono un incremento della pressione fiscale indiretta.

Infatti, per compensare le perdite nella riscossione, molti enti locali fanno leva sull’autonomia finanziaria: aumentano le aliquote, applicano sanzioni amministrative e vendono beni pubblici per recuperare risorse. Una strategia che, invece di risolvere i problemi strutturali, ne aggrava gli effetti sociali.

I test di validazione

Per confermare l’efficacia dell’algoritmo, sono stati eseguiti due test di validazione con dati esterni. Il primo ha dimostrato che i Comuni con una maggiore presenza di imprese potenzialmente legate alla criminalità organizzata hanno ottenuto punteggi di rischio significativamente più alti. Il secondo ha evidenziato una correlazione tra alto rischio di infiltrazione e bassa trasparenza negli appalti pubblici, analizzata attraverso cinque indicatori basati sui dati dell’Anac.

La Calabria maglia nera

La Calabria si conferma la regione con il maggior numero di scioglimenti per mafia: su circa 400 Comuni commissariati dal 1991 a oggi, 136 sono calabresi (9 dei quali successivamente annullati). Seguono Campania (121) e Sicilia (94). Anche il sistema sanitario regionale non è stato risparmiato: l’Asl di Locri fu sciolta nel 2006, mentre le Asp di Reggio, Vibo e Catanzaro hanno subito provvedimenti simili più volte.

Nel solo 2025, tre dei sette Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose sono calabresi: San Luca, Badolato e Casabona. Questa tendenza riaccende il dibattito su una riforma della normativa sugli scioglimenti, sottolineando come colpire solo il livello politico sia insufficiente senza interventi decisi anche sulla burocrazia, spesso vero centro del potere locale.

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