Esposto in Procura contro il progetto del Museo di Alarico: dubbi su autorizzazioni e sicurezza

Usb, Cgil e associazioni contestano la delibera comunale sulla riqualificazione dei fiumi Crati e Busento: sospetti su vincoli paesaggistici scaduti e mancate autorizzazioni

Il progetto per la realizzazione del Museo di Alarico torna al centro del dibattito cittadino, ma questa volta sotto la lente della magistratura. Un esposto è stato presentato alla Procura della Repubblica da una vasta rete di soggetti sociali e sindacali — Usb, Cgil, Rifondazione Comunista, Forum ambientalista Calabria, Sinistra Italiana e l’Associazione Ciroma — per contestare la delibera numero 28 del 25 febbraio 2025 con cui la giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo dell’intervento di riqualificazione dei fiumi Crati e Busento e la costruzione del museo all’ex hotel Jolly.

Nel mirino dei firmatari ci sarebbero gravi presunte irregolarità procedurali e potenziali illeciti, in particolare legati alla scadenza dell’autorizzazione paesaggistica originaria rilasciata nel 2018 e ormai decaduta nel 2023. Secondo l’esposto, l’attuale versione del progetto approvata nel 2025 conterrebbe modifiche sostanziali, che renderebbero non solo impossibile il rinnovo automatico del permesso, ma anche impraticabile il rilascio di una sanatoria, proprio perché il contenuto non sarebbe più sovrapponibile all’originale.

Tra le carenze più gravi evidenziate nell’esposto emerge l’assenza del parere dell’Autorità Distrettuale di Bacino, un parere ritenuto obbligatorio in quanto l’opera si inserisce in un’area classificata a rischio idrogeologico R3 nel Piano di assetto idrogeologico (PAI) della Regione Calabria. Tale vincolo prevede misure di tutela stringenti a salvaguardia di persone e cose in zone a rischio esondazione, che devono essere preventivamente valutate e approvate.

I firmatari chiedono ora alla Procura di accertare la legittimità della delibera e verificare l’eventuale commissione di reati o violazioni amministrative, con particolare riferimento alla sicurezza pubblica e al rispetto delle normative ambientali e paesaggistiche.

Il documento solleva infine anche perplessità sull’opportunità economica del progetto, ricordando che il “Museo di Alarico” era stato accantonato negli anni scorsi e chiedendo perché si sia deciso di investire 3,3 milioni di euro per un’opera di dubbia priorità, in un contesto economico e ambientale già compromesso.

Il caso si configura come un potenziale scontro tra visioni contrapposte sullo sviluppo urbano, tra chi lo immagina guidato dalla valorizzazione storico-culturale e chi ne denuncia i rischi e le opacità amministrative. Ora la parola passa agli inquirenti.

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