Il traffico di sostanze stupefacenti a Cosenza e nei comuni limitrofi si conferma un fenomeno pervasivo e ben organizzato. I flussi di droga, che si intensificano soprattutto nei fine settimana, seguono percorsi consolidati lungo le principali arterie di collegamento, come l’A2 del Mediterraneo e la Statale 106, con rifornimenti provenienti da Puglia, Campania e Calabria.
Un recente sequestro ha messo in luce l’ampiezza del fenomeno: a Montegiordano, la Guardia di Finanza ha fermato un uomo che rientrava dalla Puglia con un carico di oltre quattro chili di eroina nascosta nel veicolo. La sostanza, trattata in monopolio dal clan degli zingari della Sibaritide, era probabilmente destinata al mercato cosentino, con possibili diramazioni anche verso Corigliano-Rossano.
Le rotte del traffico di droga sono variegate. Se la Puglia rappresenta uno snodo cruciale, il Napolitano e il Casertano forniscono ulteriori canali di approvvigionamento. Dal sud, invece, la Piana di Gioia Tauro gioca un ruolo chiave, con almeno tre dirette di distribuzione: una che segue la Tirrena Inferiore fino alla costa cosentina e alla Statale 107, un’altra che attraversa la Valle dell’Esaro e una terza che si inserisce nel sistema di spaccio cittadino.
In città, lo smercio è altamente frammentato, avviene in piccole piazze e condomini, rendendo difficile il lavoro delle forze dell’ordine. I sequestri, salvo rare eccezioni come quello di Montegiordano, riguardano piccole quantità di droga, segno di una distribuzione studiata per minimizzare le perdite in caso di controlli. Nonostante le numerose indagini della Direzione distrettuale antimafia e della Procura di Castrovillari, non si è ancora riusciti a risalire ai vertici della rete criminale che gestisce il traffico.
Il fenomeno rimane una delle principali emergenze per la sicurezza dell’area urbana bruzia, con un mercato in costante espansione che si adatta alle strategie di contrasto delle forze dell’ordine.