Statua di Giacomo Mancini: prosegue lo scontro tra Comune e Fondazione

La statua di Giacomo Mancini al centro di una controversia tra Fondazione e Comune di Cosenza. La famiglia dell'ex statista presenta ricorso contro la rimozione dell'opera

Gli stand degli artigiani affollano Corso Mazzini, proprio davanti alla statua di Giacomo Mancini, che ora si trova al centro di una controversia giudiziaria tra la Fondazione Mancini e il Comune di Cosenza. L’amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso ha infatti deciso di rimuovere l’opera per collocarla altrove, una decisione che ha suscitato l’ira della famiglia dello statista socialista. Dopo la seconda comunicazione ufficiale ricevuta dal Comune, i parenti di Mancini hanno affidato la difesa agli avvocati Oreste e Achille Morcavallo, annunciando un ricorso legale. Proprio ai piedi della statua contestata, si è svolta una conferenza stampa per ribadire l’opposizione allo spostamento e spiegare le motivazioni del ricorso.

La posizione della famiglia Mancini

Durissimo l’intervento di Giacomo Mancini, nipote del politico scomparso, che ha attaccato frontalmente il primo cittadino: «Sul Mab c’è spazio per gli artigiani, ma non per Giacomo Mancini. Il Comune non può essere una guapperia». Secondo Mancini, il provvedimento viola ogni legge e annulla una convenzione stipulata tra Comune e Fondazione, che stabiliva proprio l’attuale collocazione come la più adeguata per la statua. Per questo motivo, la Fondazione ha deciso di chiedere l’intervento del Tribunale affinché venga fatta giustizia.

A rincarare la dose è stato Pietro Mancini, presidente della Fondazione, che ha sottolineato come la battaglia non riguardi solo la sua famiglia, ma tutta la città: «Non è una protesta simbolica, ma la difesa di un pezzo di storia e memoria collettiva». Il presidente ha inoltre raccontato di aver ricevuto solidarietà trasversale, anche da esponenti del centrodestra e dall’ex ministro Marco Minniti, confermando la determinazione a non arretrare.

Il ricorso

Dal punto di vista legale, la questione è stata chiarita dagli avvocati Oreste e Achille Morcavallo, che hanno definito l’azione del Comune «inopportuna e illegittima». Secondo i legali, il provvedimento tratta la Fondazione come un privato cittadino , ignorando che si tratta di un patrimonio culturale di valore nazionale. «È come voler spostare la statua di Telesio da Piazza XV Marzo», ha dichiarato Oreste Morcavallo, aggiungendo che il caso non è solo giuridico, ma anche politico e storico.

L’avvocato Achille Morcavallo ha spiegato che il ricorso d’urgenza richiede tempi molto rapidi e che il Tribunale dovrà decidere se sospendere o meno la procedura di rimozione della statua. Al centro della contestazione c’è un contratto di comodato che, secondo i ricorrenti, impone il rispetto degli accordi da entrambe le parti. «Per spostare la statua serve l’intesa tra le parti», ha ribadito il legale, evidenziando che la collocazione attuale fu scelta proprio dal Comune perché ritenuta rappresentativa.

La decisione del Tribunale arriverà nei prossimi mesi, ma la battaglia legale è ormai aperta.

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