Soppressione della Decontribuzione Sud: rischi per il Mezzogiorno e l’Italia

L'allarme di Perciaccante, vicepresidente Ance e presidente di Confindustria Cosenza: ecco perché è fondamentale trovare soluzioni efficaci per garantire continuità e sviluppo

La possibile eliminazione della “Decontribuzione Sud” potrebbe rappresentare una grave minaccia per il Mezzogiorno, con ripercussioni significative sull’intera economia italiana. Questo il monitoraggio di Giovan Battista Perciaccante, vicepresidente Ance e presidente di Confindustria Cosenza, che ha commentato le indiscrezioni sulla manovra finanziaria in fase di definizione.

Un supporto essenziale per l’occupazione e la crescita economica
La Decontribuzione Sud, introdotta nel 2020 come risposta alla crisi occupazionale scaturita dalla pandemia, ha dimostrato di essere uno strumento altamente efficace. Secondo Perciaccante, questa misura ha favorito la crescita dell’occupazione e del PIL, consolidando il tessuto produttivo del Paese. Nel triennio 2021-2023, il Pil del Mezzogiorno è cresciuto del 12,7%, avvicinandosi al +13,7% registrato a livello nazionale. Anche l’occupazione ha segnato un incremento del 7%, superiore alla media nazionale del 5,3%, contribuendo a ridurre le storiche divari di disoccupazione.

Un freno al lavoro sommerso e un impulso agli investimenti
L’estensione della misura a tutti i dipendenti con sede lavorativa nel Sud, indipendentemente dalla sede legale delle imprese, ha agevolato la regolarizzazione dei lavoratori in nero, rendendo il contesto produttivo più competitivo e sano. Inoltre, la Decontribuzione Sud ha avuto un ruolo decisivo nell’attivazione di investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Dei circa 80 miliardi destinati al Sud dal Pnrr, 45 miliardi riguardano investimenti nel settore delle costruzioni , un comparto chiave per lo sviluppo dell’area.

Le nuove agevolazioni governative: opportunità e criticità
Il Governo ha proposto misure alternative per ridurre le divari di sviluppo, come agevolazioni per l’assunzione di giovani e donne e un fondo quinquennale di 9,1 miliardi dal 2025. Tuttavia, Perciaccante ha sottolineato la complessità legati alla loro implementazione. Queste iniziative, oltre a richiedere il via libera dell’Unione Europea, devono essere integrate con altri strumenti esistenti, come il credito d’imposta per gli investimenti nella Zes Unica.

Appello al Governo per una strategia condivisa
Per garantire continuità ai risultati ottenuti e supportare ulteriormente il Sud, è necessario, secondo Perciaccante, un confronto urgente con il Governo . Solo attraverso un dialogo efficace sarà possibile definire modalità operative che consentono alla nuova misura di sostenere concretamente le imprese e il tessuto economico dell’area.

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