Taglio delle guardie mediche in Calabria: rischio per le aree interne

La possibile riduzione delle strutture minaccia di aggravare una sanità già fragile in Calabria, colpendo duramente le zone interne e le fasce più deboli della popolazione

La prospettiva di un taglio delle guardie mediche in Calabria sta destando grande preoccupazione tra sindacati e rappresentanti politici locali. La Uil Calabria ha definito questa eventualità come un «attacco alle aree interne e alle fasce più deboli», chiedendo chiarimenti urgenti alla Regione. Il sindacato ha sottolineato che tale misura rischierebbe di colpire maggiormente le zone già carenti di servizi essenziali, come quelle interne della regione, dove la sanità territoriale è in condizioni critiche.

La situazione sanitaria in Calabria è già segnata da gravi carenze strutturali. La chiusura di 18 ospedali, i tagli lineari al settore, il blocco del turnover del personale medico e sanitario e la mancata stabilizzazione dei precari sono solo alcuni dei problemi. La spesa sanitaria pro capite in Calabria è la più bassa d’Italia, con una media di 1.748 euro, ben al di sotto della media nazionale di 2.140 euro. Questo squilibrio evidenzia le difficoltà finanziarie e organizzative che affliggono la regione e mette in risalto l’urgenza di soluzioni concrete.

Oltre ai sindacati, anche Enzo Bruno e Lino Puzzonia, rappresentanti di Alleanza Verdi Sinistra a Catanzaro, hanno criticato la gestione del sistema sanitario da parte del Commissario e presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Secondo i due esponenti, l’approccio del governo regionale è stato caratterizzato da misure estemporanee, che hanno contribuito a peggiorare la situazione. Un esempio citato è l’assunzione di 300 medici cubani a fronte della perdita di 450 giovani medici calabresi, scoraggiati dalla mancanza di opportunità professionali qualificate. Questo ha contribuito all’esodo di talenti locali, un problema che grava ulteriormente sul sistema sanitario regionale.

Le critiche si estendono anche al nuovo parco ambulanze acquistato dalla Regione, che però continua a funzionare senza la presenza di medici a bordo. Questa situazione ha portato a un aumento dell’ospedalizzazione impropria, ovvero ricoveri non necessari che sovraccaricano ulteriormente le strutture sanitarie già in difficoltà. Inoltre, Occhiuto è accusato di rifiutare iniziative strutturali per rilanciare la sanità territoriale, un problema che ha radici profonde e che si è accentuato negli ultimi anni.

Il taglio delle guardie mediche non solo potrebbe peggiorare la qualità del servizio nelle aree interne, ma rischia di mettere ulteriormente a repentaglio la salute delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il sistema sanitario territoriale della Calabria, già descritto come “desertificato”, necessita di una riorganizzazione strutturale che punti a migliorare i servizi e a valorizzare le competenze locali, piuttosto che ricorrere a soluzioni temporanee che non risolvono i problemi a lungo termine.

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