Il recente calendario venatorio approvato dalla Giunta regionale della Calabria ha scatenato forti polemiche, soprattutto da parte delle principali associazioni ambientaliste, come Legambiente, Lipu e Wwf. Queste organizzazioni criticano duramente il calendario, accusandolo di non rispettare le indicazioni della Struttura tecnica di valutazione (Stv), dell’Ispra e delle normative europee in materia di tutela della fauna e biodiversità.
Le associazioni sottolineano come il calendario non tenga conto delle raccomandazioni di posticipare l’apertura della caccia al 2 ottobre 2024, con poche eccezioni come corvidi, colombacci e cinghiali. Inoltre, denunciano la scelta di prolungare la stagione venatoria fino al 30 gennaio per alcune specie di uccelli, come turdidi e uccelli acquatici, ignorando il periodo di migrazione prenuziale e violando le direttive europee.
Legambiente, Lipu e Wwf hanno espresso un commento congiunto, definendo il calendario un “pessimo regalo alla parte più insensibile dei cacciatori” e “un grave danno al patrimonio faunistico e alla biodiversità”. Nonostante qualche restrizione, come il divieto di preapertura nelle Zone di protezione speciale (Zps) e nelle Zone speciali di conservazione (Zsc), e il divieto di utilizzo di munizioni al piombo nelle aree umide, le associazioni chiedono ulteriori modifiche.
In particolare, le associazioni ambientaliste richiedono l’esclusione dal calendario delle specie in cattivo stato di conservazione, come Allodola, Tortora selvatica, Combattente, Moriglione, Quaglia, Moretta e Tordo sassello. Propongono inoltre di eliminare le pre-aperture e i posticipi della caccia a fine gennaio. Per contrastare il fenomeno del bracconaggio, chiedono un maggiore impegno da parte delle autorità regionali, con l’aumento della vigilanza, il rafforzamento del personale dei corpi di Polizia provinciale e l’attivazione di convenzioni con i Carabinieri forestali.