Il Dipartimento di Ingegneria dell’ambiente dell’Università della Calabria ha deciso di non aderire ai bandi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) previsti nell’ambito dell’accordo tra Italia e Israele, motivando la scelta con le violazioni del diritto internazionale da parte del governo israeliano nella Striscia di Gaza.
Attraverso una mozione approvata ufficialmente, il Consiglio di dipartimento ha invitato tutto il personale accademico, compresi ricercatori e ricercatrici, a non partecipare alla selezione progettuale, pur riconoscendo la coerenza scientifica delle tematiche trattate con gli obiettivi di ricerca del dipartimento stesso.
Il bando in questione, che rientra nel quadro dell’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra i due Paesi, si concentra sulle “tecnologie sostenibili per affrontare le sfide derivanti dai cambiamenti climatici nella regione mediterranea”. Una tematica che, come specificato nella mozione, rispecchia pienamente le linee di ricerca portate avanti dall’unità accademica, ma che non può essere disgiunta dal contesto politico attuale.
I firmatari del documento denunciano le “gravissime violazioni del diritto internazionale in atto nella Striscia di Gaza” e la conduzione di una campagna militare da parte di Israele che, secondo quanto riportato nella mozione, ha provocato “decine di migliaia di morti, tra cui un numero impressionante di bambini, donne e civili inermi”.
La comunicazione è stata inviata a tutti i docenti e ricercatori a tempo determinato e indeterminato, oltre che al corpo studentesco del Dipartimento. Inoltre, la mozione è stata trasmessa ufficialmente anche al Rettore dell’Università della Calabria e ai membri del Senato accademico, sottolineando così l’importanza istituzionale dell’iniziativa e la volontà di stimolare un dibattito più ampio sul ruolo etico delle università nella cooperazione internazionale.
La scelta del Dipartimento si inserisce in un contesto accademico italiano ed europeo sempre più attento al tema della responsabilità etica nella ricerca e nella cooperazione scientifica, in particolare in riferimento a situazioni di conflitto e a possibili implicazioni morali nella scelta dei partner di ricerca.
Questa posizione rappresenta un chiaro atto politico da parte della comunità accademica calabrese, che ha ritenuto non opportuno intraprendere collaborazioni, seppure scientificamente rilevanti, in un momento storico segnato da forti tensioni e gravi crisi umanitarie.