Martedì 1 luglio, la città di Rende ha osservato una giornata di lutto in memoria di Simona Vanessa Szilagyi, la bambina tragicamente scomparsa nel parco acquatico Santa Chiara. Il Municipio ha esposto le bandiere a mezz’asta in segno di rispetto e vicinanza alla famiglia, mentre l’intera comunità è ancora profondamente scossa dall’accaduto.
L’amministrazione comunale ha chiesto agli Uffici competenti di redigere una relazione dettagliata e completa su quanto accaduto, annunciando che, una volta valutati i risultati, verranno assunti tutti i provvedimenti ritenuti necessari. In una nota ufficiale, la Giunta ha ribadito la volontà di agire con la massima responsabilità.
Parallelamente, si è espresso anche il gruppo consiliare del centrodestra, composto da Ghionna, Garritano, Galassi, Monaco e Trombino, che ha rivolto un messaggio di profondo cordoglio alla famiglia della piccola vittima, sottolineando come questa tragedia abbia colpito tutta la città. I consiglieri hanno poi lanciato un appello affinché vengano chiarite senza indugi le modalità con cui sono stati effettuati i controlli sulla sicurezza all’interno della struttura, specificando che il parco acquatico, pur essendo di proprietà pubblica, è attualmente gestito da un soggetto privato.
Il gruppo consiliare ha posto l’accento sull’obbligo dell’ente pubblico di vigilare con rigore sull’osservanza delle norme di sicurezza, soprattutto in luoghi frequentati da bambini. Per questo motivo, hanno richiesto che vengano accertate tutte le responsabilità, senza lasciare spazio a omissioni o insabbiamenti, e che l’amministrazione renda conto pubblicamente delle verifiche in corso.
Le richieste dei consiglieri mirano a garantire trasparenza e a evitare che simili tragedie possano ripetersi, sottolineando l’importanza di un’azione amministrativa chiara e responsabile. L’episodio ha infatti sollevato una serie di interrogativi sulla gestione della sicurezza nelle strutture pubbliche in concessione e sul sistema di controllo attualmente in vigore.
Nel frattempo, le indagini proseguono a cura della Procura di Cosenza e dei carabinieri di Rende, che hanno sequestrato l’impianto e acquisito le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Al centro delle verifiche, anche l’assenza di un defibrillatore, più volte richiesto dai soccorritori durante i tentativi di rianimazione della bambina.