Rende torna a scegliere il proprio sindaco dopo un biennio segnato dalla gestione. molto negativa, commissariale di Santi Giuffrè, Rosa Correale e Michele Albertini. In queste ore si sta concludendo il voto che determinerà non solo il futuro primo cittadino, ma anche la nuova composizione del consiglio comunale.
Sono cinque i candidati in lizza per la guida della città, ciascuno con alleanze e visioni diverse per il rilancio del territorio. Giovanni Bilotti è sostenuto da tre liste civiche e progressiste: Generazione, Progressisti Democratici e Partecipazione Rende. Marco Ghionna, candidato del centrodestra, può contare su una coalizione di sei liste: Fratelli d’Italia, Noi Moderati, Rende Azzurra, La Rende che vuoi, Futuro e Prima Rende.
Altro nome di peso è quello di Sandro Principe, storico esponente socialista, che si presenta con l’appoggio di sei liste riformiste: Insieme per Rende, Rende Riformista, Rende Avanti, Innova Rende, Avanti Rende Libera – Psi e Italia del Meridione. Completano la rosa Luciano Bonanno, con la civica Libertà in Movimento, e Rossella Gallo, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e Alleanza Verdi e Sinistra.
Il clima elettorale si presenta acceso, soprattutto nei comuni sopra i 15.000 abitanti come Rende, dove si prevede la possibilità concreta di un turno di ballottaggio tra due settimane. La partecipazione al voto, però, registra un netto calo rispetto alle elezioni precedenti.
Alle ore 19 di ieri domenica 25 maggio, aveva votato solo il 40,53% degli aventi diritto, ben al di sotto del 58,94% della stessa fascia oraria registrata alle ultime comunali. La flessione è proseguita anche alle 23, quando l’affluenza si è attestata al 52,21%, contro il 70,96% della tornata elettorale precedente. Un dato che potrebbe però risollevarsi nella giornata odierna, considerato che le urne resteranno aperte fino alle 15. Al termine delle operazioni di voto, inizierà immediatamente lo scrutinio.
Il voto di Rende assume particolare rilevanza anche a livello politico regionale, per i possibili equilibri che potrebbe generare nei rapporti tra forze di maggioranza e opposizione. Il risultato sarà anche un banco di prova per le strategie dei partiti nazionali in vista delle prossime scadenze elettorali.