“Siamo dalla parte dei diritti e non della gogna”. È un passaggio netto e senza appello quello con cui la Camera penale di Cosenza interviene nel caso del magistrato del Tribunale cittadino, sospeso cautelarmente dalle funzioni e dallo stipendio dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura in seguito a una vicenda legata a presunte molestie nei confronti di una diciottenne.
«Schadenfreude»: la denuncia dell’estremismo mediatico
Il documento diffuso dal Consiglio direttivo dei penalisti s’intitola emblematicamente “Schadenfreude, la tortura dell’estremismo mediatico”. Il termine tedesco evoca il sentimento di compiacimento per le disgrazie altrui e fotografa, secondo la Camera penale, un copione ormai tristemente noto in cui il diritto di cronaca si trasforma in una «incontinenza mediatica» aggressiva.
La sovraesposizione e la gogna pubblica subite dall’indagato sarebbero alimentate, si legge nel testo, anche dalla sua professione: “Forse perché non pare vero poter giudicare chi giudica”. Una sovraesposizione che rischia di schiacciarlo “prima che un giudice”, spinta dalla logica degli algoritmi e della ricerca di interazioni, coniugando così la cronaca a una sorta di «info-encer» digitale.
Il perimetro della vicenda e il richiamo alle garanzie
Pur ribadendo con forza la necessità di tutelare la persona offesa e di garantire un «giusto processo» in cui tutte le accuse dovranno essere rigorosamente accertate nelle sedi competenti, i penalisti puntano il dito contro l’anticipazione del giudizio etico e mediatico sulla responsabilità dell’interessato.
La nota richiama implicitamente i princìpi cardine del processo penale e della presunzione d’innocenza, ricordando che il provvedimento adottato dalla Sezione disciplinare del Csm — su richiesta della Procura generale della Cassazione — ha natura esclusivamente cautelare e non costituisce una sentenza definitiva. Sulla vicenda, lo ricordiamo, procede anche la Procura di Salerno, ufficio competente per le indagini che coinvolgono i magistrati del distretto calabrese. Dal canto suo, il giudice coinvolto ha espresso rammarico per una condotta definita “inappropriato”, pur respingendo la ricostruzione dei fatti nei suoi tratti più gravi.
L’appello finale alla stampa
Il documento si chiude con un invito alla riflessione rivolto agli organi di informazione locali e nazionali affinché ponderino il peso e le conseguenze irreversibili di un racconto giudiziario privo di freni: “Noi, in quest’inferno nel quale sta vivendo il giudice accusato, non abbiamo dubbi: siamo dalla parte dei diritti e non della gogna. Ecco, la stampa rifletta su questo”.
La presa di posizione porta le firme del presidente Roberto Le Pera, del segretario Francesco Santelli e dei consiglieri Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano.
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