Polemiche a Cosenza sulla gestione dei progetti di rigenerazione urbana. I consiglieri comunali di opposizione — Francesco Caruso, Francesco Cito, Giuseppe D’Ippolito, Alfredo Dodaro, Francesco Luberto, Ivana Lucanto, Antonio Ruffolo, Francesco Spadafora e Michelangelo Spataro — hanno firmato una nota congiunta per contestare l’intervento di riqualificazione dell’area situata al di sotto della sopraelevata di via Padre Giglio.
Al centro delle critiche vi è la determinazione dirigenziale n. 256/2026, con cui l’Amministrazione comunale ha disposto l’affidamento diretto dei lavori, per un valore totale di 153.268,60 euro (125.630 euro più IVA), alla società Hobby Color Srl. La minoranza evidenzia come la procedura sia avvenuta senza la previa consultazione di altri operatori economici. Sebbene il ricorso all’affidamento diretto per importi sottosoglia rispetti il quadro normativo vigente, i consiglieri ne mettono in discussione l’opportunità politica, sottolineando come la medesima impresa avesse già collaborato in precedenza con l’Ente per la realizzazione di murales e per la definizione del piano colore.
Secondo gli esponenti dell’opposizione, il progetto si limiterebbe a interventi superficiali di pulizia, riqualificazione cromatica e valorizzazione delle opere pittoriche esistenti, senza affrontare i problemi strutturali della zona, quali la gestione della sosta e la sistemazione delle attività commerciali presenti sotto la sopraelevata. Viene inoltre sollevata una perplessità d’ordine economico: il computo metrico approvato conterrebbe “Nuovi Prezzi” formulati ad hoc, anziché attingere ai prezzari ufficiali della Regione Calabria, e l’assegnazione sarebbe avvenuta senza l’applicazione di alcun ribasso d’asta.
Il gruppo consiliare sollecita quindi un cambio di passo, chiedendo chiarimenti sui criteri adottati, una maggiore trasparenza e l’adozione di una pianificazione urbanistica a lungo termine. La nota si conclude con un richiamo al tema della sicurezza delle infrastrutture: i firmatari ricordano che le direttive ministeriali impongono verifiche stringenti sullo stato di conservazione di ponti e viadotti, ritenendo prioritario accertare la stabilità e il livello di degrado dell’opera prima di procedere con interventi di carattere prevalentemente estetico.
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