Solleva un acceso dibattito politico la recente autorizzazione concessa ad Azienda Zero Calabria per il reclutamento di professionisti sanitari provenienti da Paesi extra-Unione Europea. Il provvedimento, che prevede uno stanziamento di 8 milioni di euro, è stato duramente contestato dal vicepresidente del Consiglio regionale, Giuseppe Ranuccio (PD), che definisce la misura come una “soluzione emergenziale” che evita di affrontare le criticità strutturali del settore.
La critica al piano di reclutamento estero
Secondo l’esponente dei Democratici, l’investimento di risorse pubbliche per contratti a tempo determinato destinati a medici stranieri – comprensivi di agevolazioni per vitto e alloggio – rappresenterebbe una palese contraddizione rispetto alla condizione dei professionisti operanti sul territorio.
«In Calabria molti medici, dai giovani laureati ai professionisti con anni di esperienza, sono ancora in attesa di concorsi pubblici e percorsi di stabilizzazione», ha dichiarato Ranuccio. Il vicepresidente ha sottolineato come la priorità dovrebbe essere l’accelerazione delle procedure concorsuali ordinarie per garantire stabilità al sistema salute regionale, piuttosto che affidarsi sistematicamente a provvedimenti temporanei.
Contestazioni sul metodo istituzionale
Oltre al merito del provvedimento, Ranuccio ha mosso critiche severe riguardanti l’iter legislativo seguito. Il documento sarebbe infatti approdato in Aula senza i necessari passaggi preliminari nelle Commissioni competenti e senza una consultazione preventiva nella Conferenza dei capigruppo.
«Il confronto istituzionale non può essere aggirato, specialmente quando si discute di sanità e dell’impiego di ingenti risorse finanziarie», ha ribadito il vicepresidente, denunciando la mancanza di una discussione collegiale su una tematica così sensibile per la cittadinanza calabrese.