Il dibattito sulla futura “Metromare del Tirreno”, la metropolitana di superficie progettata per collegare Tortora e Lamezia Terme durante la stagione estiva, riaccende i riflettori sulle storiche disparità infrastrutturali della Calabria. Ernesto Alecci, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, interviene sulla questione sottolineando come, pur essendo un progetto meritevole di attenzione per il potenziamento del turismo e della sicurezza stradale, non possa prescindere da una visione che includa l’intero territorio regionale.
Il divario tra i due versanti
Secondo l’esponente dem, mentre il versante tirrenico gode già del supporto dell’autostrada e di una dorsale ferroviaria consolidata, la fascia ionica continua a soffrire un isolamento cronico. “Ogni servizio su ferro in più rappresenta un passo avanti per la competitività”, si legge nella nota di Alecci, “ma è necessario ricordare che la Calabria ha due coste e quella ionica sconta ritardi decennali”.
Le criticità della Statale 106 e della ferrovia ionica
Il comunicato punta il dito contro lo stato precario della Statale 106, definita un “imbuto” pericoloso che attraversa numerosi centri abitati, rendendo difficoltoso l’accesso ai servizi essenziali e ai presidi sanitari, specialmente nei mesi estivi. Alecci evidenzia inoltre:
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Lavori fermi: L’assenza di progetti concreti per l’ammodernamento delle tratte a sud di Soverato.
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Elettrificazione: I continui rinvii nel completamento della linea ferroviaria ionica.
Verso una metropolitana di superficie ionica
Per il capogruppo del PD, la sperimentazione della metropolitana di superficie non deve restare un’esclusiva del Tirreno. L’attivazione di un servizio analogo sullo Ionio — con corse frequenti, orari certi e integrazione con il trasporto su gomma — non sarebbe solo un volano turistico per i borghi storici, ma un presidio di sicurezza fondamentale.
“Un’alternativa reale all’auto, specialmente nelle ore notturne e nei weekend di alta stagione, ridurrebbe drasticamente i rischi legati alla mobilità sociale verso i luoghi del divertimento”, conclude Alecci, invocando un approccio sistemico che non lasci indietro una delle aree più attrattive, ma attualmente più fragili, della regione.