Fuga di cervelli e declino economico: la Calabria perde il 70% del Pil in capitale umano

Il rapporto Cnel fotografa l'emorragia generazionale tra lo Stretto e il Pollino: un trasferimento di valore verso Nord ed Estero che impoverisce il tessuto produttivo

La Calabria si conferma un territorio a “bassa attrattività” per le nuove generazioni, un verdetto che emerge con chiarezza dall’ultima analisi del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel). Il fenomeno migratorio che coinvolge i giovani calabresi non rappresenta solo una questione demografica, ma una vera e propria emergenza economica che alimenta un circolo vizioso di impoverimento sociale e produttivo.

I numeri del “sussidio” al Nord

Secondo i dati riferiti al decennio 2014-2024, la dinamica migratoria interna ha assunto le sembianze di un trasferimento unilaterale di risorse. Se le regioni settentrionali riescono a compensare i propri espatri verso l’estero attirando giovani dal Mezzogiorno, la Calabria registra un saldo negativo del 22 per mille. Il Cnel descrive questo processo come un “sussidio” indiretto che il Sud fornisce al Nord: si stima che tra il 2011 e il 2024 il valore del capitale umano trasferito dal Meridione alle aree settentrionali sia pari a circa 148 miliardi di euro.

Per la Calabria, la perdita è drastica: il deflusso di quasi 20mila giovani nel periodo analizzato si traduce in un’uscita di valore equivalente al 70% del Pil regionale. Su base annua (media 2022-2024), l’impatto diretto sulla ricchezza prodotta è stimato nell’1,6%, il doppio rispetto alla media nazionale dello 0,8%.

L’indice di asimmetria e le mete estere

A certificare il divario è l’indice di simmetria dei flussi, che misura il rapporto tra entrate e uscite di popolazione. Mentre regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna presentano un valore virtuoso intorno a 6, la Calabria tocca quota 30, evidenziando una gravissima incapacità di trattenere o attirare competenze.

Oltre ai flussi interni, resta critica la rotta verso l’estero. Nel decennio di riferimento, la Germania si conferma la meta prediletta dai giovani calabresi, seguita da Svizzera e Regno Unito. A spingere i neolaureati e i professionisti oltre confine sono fattori strutturali ormai consolidati: livelli salariali più competitivi, maggiore facilità di inserimento nel mercato del lavoro e un’offerta di servizi pubblici più efficiente.

Investimento e sviluppo: il paradosso calabrese

Il quadro descritto stride con i recenti richiami della Banca d’Italia sull’importanza strategica della formazione. Sebbene l’investimento nel capitale umano sia considerato il motore principale per lo sviluppo locale e un asset ad alto rendimento sociale, in Calabria tale investimento finisce per generare valore altrove. Senza un’inversione di tendenza nelle opportunità offerte dal territorio, la regione rischia di continuare a formare risorse destinate esclusivamente a potenziare economie terze.

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