Il processo scaturito dalla vasta operazione “Recovery” della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro entra nella sua fase cruciale. L’inchiesta, che due anni fa aveva svelato e colpito una delle più estese reti di narcotraffico attive nel Cosentino, aveva portato all’arresto di oltre 120 persone.
Il Pubblico Ministero Corrado Cubellotti ha presentato le sue richieste di pena nel rito abbreviato per 75 dei 176 indagati complessivi, chiedendo condanne per un totale che supera i 600 anni di reclusione.
Le indagini hanno ricostruito l’esistenza di una fitta rete di sottogruppi criminali dediti non solo al traffico e spaccio di fiumi di droga tra Cosenza, l’area urbana e la provincia, ma anche a estorsioni, lesioni aggravate, reati in materia di armi e diversi episodi di furto.
L’operazione “Recovery” è considerata la naturale prosecuzione della maxi-inchiesta “Reset”, che aveva già documentato l’esistenza di una struttura unitaria di ‘ndrangheta nel Cosentino, una sorta di “confederazione” capace di controllare settori strategici nella città, nell’area urbana, nella Valle del Crati e in altre zone.
L’inchiesta ha messo in luce il ruolo centrale di due principali gruppi criminali: Il “clan degli italiani” e il “clan degli Zingari”. Gli investigatori hanno descritto un sistema coordinato, basato su una cassa comune, la spartizione dei territori e salde alleanze con gruppi satellite attivi anche nella Sibaritide.
Secondo la DDA, il sistema criminale avrebbe continuato ad alimentare il traffico di droga nonostante i precedenti arresti di “Reset”. L’approvvigionamento degli stupefacenti avveniva attraverso diversi canali: eroina: Proveniente da Africo Nuovo, nel Reggino con cocaina, hashish e marijuana introdotte nel cosentino tramite altre reti criminali.
Il quadro probatorio, ottenuto grazie a un’imponente attività investigativa (intercettazioni, geolocalizzazione, analisi di videosorveglianza, appostamenti e i contributi dei collaboratori di giustizia, già centrali in “Reset”), conferma l’esistenza di una struttura capillare in grado di governare i rapporti tra i clan locali e di condizionare pesantemente l’economia del territorio.i
Durante la sua requisitoria, il PM ha chiesto pene molto severe per gli imputati ritenuti al centro del traffico di droga. Molti di questi nomi erano già emersi nel fascicolo “Reset”, che aveva disegnato un “consociativismo mafioso” stabile e organizzato.
Richieste di Condanna (Rito Abbreviato – Principali Imputati):
| Imputato | Pena Richiesta |
| BRUNO Carlo | 20 anni |
| ILLUMINATO Antonio | 20 anni |
| MEDURI Filippo | 20 anni |
| PATITUCCI Francesco | 20 anni |
| PORCARO Roberto | 20 anni |
| RENDE Michele | 20 anni |
| SGANGA Gianfranco | 20 anni |
| LUCANTO Marco | 18 anni |
| D’ALESSANDRO Marco | 16 anni e 4 mesi |
| DI PUPPO Michele | 16 anni e 2 mesi |
| PIROMALLO Mario | 16 anni |
| ESPOSITO Manuel | 16 anni |
Il processo, atteso nei prossimi mesi per le sentenze del Tribunale, potrebbe rappresentare una svolta decisiva nel contrasto alla criminalità organizzata nel Cosentino.
Richieste di Assoluzione:
La DDA ha chiesto l’assoluzione per cinque imputati, tra cui Danilo Forte, Michele Gedeone, Claudio Giannini, Aurelio Pittino e Carmelo Silano.