Lega rilancia sull’autonomia: scontro aperto sui Lep nella legge di Bilancio

Il Carroccio accelera sulla riforma delle competenze regionali, aggirando Parlamento e Corte costituzionale attraverso un “blitz” nella Manovra. Il muro di Occhiuto e Sbarra

L’autonomia differenziata torna al centro della strategia politica della Lega, che punta a ottenere risultati simbolici da esibire all’elettorato settentrionale, in particolare in vista delle urne in Veneto. Dopo il successo di Forza Italia sulla riforma della giustizia, il partito di Matteo Salvini e Roberto Calderoli cerca ora di capitalizzare politicamente con uno dei suoi storici cavalli di battaglia: la devoluzione di competenze alle Regioni, anche in assenza di una piena definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep).

La posizione della Lega è netta: procedere con le Regioni che hanno già presentato richiesta di pre-intesa, come nel caso di Sanità, Previdenza integrativa, Professioni e Protezione civile. Una visione che si scontra frontalmente con la linea espressa da Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, il quale insiste: prima servono i fondi per i Lep, poi le intese. Una posizione condivisa anche da Luigi Sbarra, sottosegretario calabrese a Palazzo Chigi, che ha ribadito la necessità di assicurare uguali diritti per tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza.

Tuttavia, il pressing leghista non si è arrestato, nemmeno di fronte ai rilievi della Corte costituzionale, che nei mesi scorsi ha ribadito il ruolo centrale del Parlamento non solo nella ratifica delle intese tra Stato e Regioni, ma anche nella definizione dei Lep. Per superare l’impasse, il Carroccio ha inserito nella legge di Bilancio un pacchetto di articoli (dal 123 al 128) che intervengono proprio su questo fronte.

Il meccanismo previsto nella Manovra prevede che il governo stabilisca i Lep in ambiti socio-assistenziali, tra cui anziani, disabilità, non autosufficienza e co-housing sociale, e che le risorse necessarie siano definite attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm). Un percorso più rapido e meno trasparente rispetto a quello previsto dalla legge delega, che imponeva l’approvazione di decreti legislativi da sottoporre al parere parlamentare.

Le opposizioni e numerosi rappresentanti di Regioni, Province e Anci hanno chiesto lo stralcio degli articoli sui Lep dalla Manovra, giudicando inaccettabile una tale forzatura su una questione che tocca l’equilibrio costituzionale e l’uguaglianza dei cittadini. Ma, almeno per ora, le richieste sono rimaste inascoltate.

Non si esclude, tuttavia, che voce critica possano levarsi anche nella stessa maggioranza, soprattutto da parte di deputati e senatori del Sud, che potrebbero mettere in discussione una riforma destinata a modificare profondamente l’assetto istituzionale del Paese, accrescendo il divario tra Regioni forti e Regioni deboli.

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