A poche settimane dal passaggio della tempesta Harry, la Calabria torna a fare i conti con la fragilità del proprio territorio. Il ciclone Jolina ha colpito con particolare violenza la fascia ionica cosentina e l’area della Sibaritide, lasciando dietro di sé una scia di danni strutturali e pesanti disagi alla popolazione.
La cronaca dell’evento
Il punto critico dell’emergenza è coinciso con l’esondazione del fiume Trionto. La furia delle acque ha invaso aree rurali e centri abitati, travolgendo infrastrutture viarie e abitazioni private. Particolarmente critica la situazione sulla Statale 106, rimasta interdetta al traffico per circa otto ore a causa dell’accumulo di detriti e fango sulla carreggiata.
A Mirto Crosia, il cedimento di un costone a ridosso del centro abitato ha reso necessario un intervento d’urgenza: per ragioni di sicurezza, le autorità hanno disposto l’evacuazione di 80 residenti, attualmente assistiti in strutture provvisorie.
Il nodo politico e i ritardi nei fondi
Oltre alla conta dei danni, cresce la tensione sul fronte amministrativo. Le criticità emerse ripropongono il tema dell’adeguatezza delle misure di prevenzione e della tempestività dei soccorsi economici. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono sia la Regione che la struttura commissariale, accusate di una gestione non ottimale della crisi.
Secondo le prime analisi, i fondi stanziati dal Governo centrale risulterebbero non solo tardivi, ma ampiamente insufficienti a coprire il fabbisogno per il ripristino dei luoghi e la messa in sicurezza dei versanti. In questo clima di incertezza, si attende la convocazione del Consiglio regionale per discutere le prossime linee d’azione e richiedere ulteriori interventi straordinari.

