Svolta procedurale nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che vede coinvolti i vertici della Regione Calabria. La sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio degli atti a Catanzaro, il decreto di sequestro preventivo emesso nei confronti di Ernesto Ferraro, ex amministratore unico di Ferrovie della Calabria.
Il provvedimento impugnato risaliva al 7 agosto 2025, quando la Procura di Catanzaro aveva disposto il sequestro di dispositivi informatici e telefoni cellulari appartenenti a Ferraro. Al centro delle contestazioni della magistratura inquirente vi è l’ipotesi che Ferraro abbia conferito un incarico di consulenza da 120.000 euro annui a un socio in affari, in cambio di presunte utilità: l’acquisto di una vettura di lusso a prezzo di favore e pagamenti alla consorte per prestazioni lavorative ritenute sospette dall’accusa.
I rilievi della difesa e la decisione degli Ermellini
In sede di riesame, la difesa di Ferraro, curata dall’avvocato Gianluca Serravalle, aveva contestato la ricostruzione accusatoria sostenendo la congruità del prezzo pagato per l’autovettura e la regolarità dei compensi percepiti dalla moglie per attività lavorative effettivamente prestate nel 2022. Nonostante tali argomentazioni, il Tribunale del Riesame aveva inizialmente confermato il vincolo sui beni.
La Suprema Corte ha tuttavia accolto il ricorso difensivo, ravvisando un vizio procedurale determinante: la mancata trasmissione alla cancelleria del Tribunale del Riesame di un’informativa della Guardia di Finanza di Catanzaro. Tale documento, sebbene ripetutamente citato nel decreto di sequestro come base probatoria, non era stato messo a disposizione delle parti e dei giudici.
Alla luce di questa carenza documentale, gli atti tornano ora a Catanzaro per un nuovo esame che dovrà tenere conto dei rilievi espressi dalla Cassazione.