Il sistema di presunti favori e scambi illeciti all’interno della casa circondariale di Cosenza segna un punto di svolta giudiziario. Il GIP del Tribunale bruzio, Francesca De Vuono, ha infatti parzialmente riformulato l’impianto cautelare richiesto dalla Procura, optando per misure meno afflittive rispetto alla custodia in carcere inizialmente sollecitata dal pubblico ministero Nicoletta Fruncillo.
Al centro dell’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile, emerge la figura di Massimiliano Follo, agente di polizia penitenziaria. Secondo l’accusa, Follo avrebbe agito come tramite per l’introduzione illegale di beni e per facilitare comunicazioni non autorizzate tra i detenuti e i propri nuclei familiari.
In cambio di queste “agevolazioni”, l’agente e gli altri indagati avrebbero ricevuto regalie di varia natura. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo spaziano dalla corruzione alla ricettazione.
Nonostante la Procura avesse richiesto la massima misura restrittiva per sei dei principali indagati, il giudice ha ritenuto idonei gli arresti domiciliari con il contestuale divieto di comunicazione con l’esterno. La misura riguarda: Massimiliano Follo, Emanuela Pezzi, Daniela Mira Rostas, Idolo Iuele, Rosario Paolo Furno e Chiara Debora Maria Falcone
Per gli altri profili coinvolti, il Tribunale ha disposto misure ancora più lievi: Vincenzo Fasano è stato sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di residenza, mentre per Alex Magnone è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Nell’inchiesta risultano coinvolti altri tre soggetti, già detenuti per altre cause. Il collegio difensivo, impegnato a smontare le accuse nelle prossime fasi del procedimento, è composto dagli avvocati Antonio Quintieri, Maurizio Nucci, Fabio Parise, Rossana Cribari, Guido Siciliano e Marco Caraffa.