L’inchiesta sugli assalti ai bancomat che hanno colpito la provincia di Cosenza tra dicembre e gennaio segna un passaggio cruciale. La Procura di Taranto ha convalidato il fermo di cinque soggetti di origine pugliese, ritenuti responsabili dei colpi effettuati a Laino Borgo, Camigliatello Silano e Santo Stefano di Rogliano.
Tuttavia, l’attività dei Carabinieri non si ferma: il sospetto degli investigatori è che le cosiddette “batterie” provenienti dal Tavoliere delle Puglie possano essere collegate anche ad altri due episodi avvenuti a Lauropoli di Cassano e Santa Maria del Cedro.
Il “Modus Operandi”: velocità ed esplosivi
A spingere gli inquirenti verso l’ipotesi di un’unica regia è la tecnica esecutiva, apparsa identica in ogni occasione. Il protocollo criminale prevedeva:
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Mezzi: Utilizzo di autovetture di grossa cilindrata per garantire rapidità negli spostamenti.
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Strumenti: Impiego di ordigni esplosivi per lo scasso dei dispositivi ATM.
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Orari: Azioni concentrate nella fascia oraria tra le 3:00 e le 5:00 del mattino.
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Logistica: Fuga immediata verso la Puglia dopo l’esecuzione del furto.
L’indagine si avvale attualmente dell’incrocio dei tabulati telefonici e dell’analisi capillare dei sistemi di videosorveglianza autostradali e cittadini. L’ipotesi di lavoro delinea un’organizzazione composta da circa venti persone, suddivisa in cellule coordinate che colpivano piccoli centri isolati per rendere più complessi i collegamenti tra i vari reati.
Il caso di Santo Stefano di Rogliano
Tra i profili al vaglio della Procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla, spicca quello del venticinquenne Josef Nicoletto, residente a Modugno. Il giovane, attualmente agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è sospettato di aver partecipato al colpo di Santo Stefano di Rogliano.
Secondo la ricostruzione, l’intervento tempestivo dell’Arma avrebbe costretto il commando alla fuga, lasciando Nicoletto appiedato. Il venticinquenne avrebbe tentato di dileguarsi nelle campagne circostanti prima di essere intercettato dai militari nei pressi di un’area di servizio autostradale mentre attendeva il supporto di alcuni familiari. Nonostante il fermo, l’uomo non ha rilasciato confessioni.
Gli indagati
Il nucleo centrale dell’inchiesta, coordinata dai PM di Taranto Enrico Bruschi e Francesca Colaci, vede coinvolti cinque profili principali:
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Cataldo Bartolo (46 anni, Bari), indicato come presunto vertice del gruppo.
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Rocco Fronza (20 anni, Palagiano).
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Valentino Intini (21 anni, Massafra).
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Simone Vinella (20 anni).
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Alessandro Longo (28 anni, Grumo Appula).
Oltre ai cinque fermati, risultano indagate a piede libero altre otto persone. Resta da chiarire se la posizione di Nicoletto verrà formalmente unificata al filone principale dell’inchiesta pugliese.