Assalti ai bancomat con la “marmotta”: smantellata banda tra Puglia e Calabria

Operazione dei Carabinieri di Taranto: cinque fermi. L'organizzazione, guidata da un esponente vicino ai clan baresi, avrebbe colpito anche in provincia di Cosenza

Una struttura criminale gerarchizzata, capace di colpire con precisione chirurgica e violenza esplosiva in tutto il Centro-Sud Italia, è stata smantellata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto. L’inchiesta, coordinata dalla Procura ionica, ha portato al fermo di cinque persone ritenute responsabili di una lunga serie di assalti ai danni di sportelli ATM, eseguiti con la pericolosa tecnica della “marmotta”.

Il profilo dell’organizzazione e il presunto leader

Al vertice del gruppo, secondo il decreto di fermo, figurerebbe il 46enne barese Cataldo Bartolo, noto come “Dino”. Profilo già noto agli inquirenti per precedenti legati all’associazione mafiosa e in passato considerato vicino al clan Parisi di Bari, Bartolo avrebbe coordinato l’attività di quattro complici più giovani, originari delle province di Taranto e Bari: Rocco Fronza (20 anni), Valentino Intini (21 anni), Simone Vinella (20 anni) e Alessandro Longo (28 anni).

La “tecnica della marmotta” e il raggio d’azione

Gli inquirenti descrivono un’organizzazione paramilitare in grado di pianificare ogni dettaglio, dai sopralluoghi alla logistica della fuga. Il modus operandi consolidato prevedeva l’utilizzo della “marmotta”: un manufatto metallico a forma di pala, riempito di polvere pirica, inserito nella feritoia del bancomat per provocarne l’esplosione.

L’indagine, avviata dopo l’attentato del 15 novembre 2025 a Montemesola, ha permesso di ricostruire una scia di colpi che ha interessato diverse regioni:

  • Puglia e Basilicata: Colpiti i comuni di Monteiasi, Palagiano, Mottola e Scanzano Jonico.

  • Calabria: Diversi episodi documentati nella provincia di Cosenza.

  • Altre regioni: Sotto la lente della Procura sono finiti assalti avvenuti nelle province di Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno e Foggia.

L’inchiesta

Il coordinamento investigativo del PM Francesca Colaci, sotto la supervisione della procuratrice Eugenia Pontassuglia e dell’aggiunto Enrico Bruschi, ha evidenziato la pericolosità sociale del gruppo, non solo per l’ingente danno patrimoniale e il furto di contante, ma per i gravi danni strutturali arrecati agli edifici coinvolti dalle deflagrazioni, spesso situate in zone densamente abitate.

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