Non una discussione stagionale legata all’emergenza estiva, ma un’analisi strutturale basata su dati scientifici e monitoraggi rigorosi. È questo l’approccio scelto dal Rotary Club Rende, sotto la presidenza del Cavaliere Sergio Mazzuca, per l’incontro-dibattito dedicato allo stato di salute del mare calabrese e all’impatto delle attività umane sugli ecosistemi marini.
L’allarme microplastiche: un’invasione silenziosa
Il contributo scientifico del professore Silvio Greco, ordinario di Ecologia e vicepresidente della Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, ha tracciato un quadro critico per il Mediterraneo e, nello specifico, per le coste calabresi. I dati esposti sono emblematici: la concentrazione di plastica galleggiante supera i 139.000 frammenti per chilometro quadrato. Ancora più preoccupante la situazione dei fondali, dove si deposita oltre il 97% dei residui, con densità misurabili in migliaia di frammenti per metro quadro. Si tratta di un inquinamento persistente che, entrando nella catena alimentare, minaccia direttamente la salute umana.
Oltre la depurazione: le criticità del territorio
Il dibattito, moderato dal socio rotariano Carlo Tansi, ha fatto luce sulla gestione delle acque reflue. Secondo quanto emerso, l’inefficienza dei depuratori rappresenta solo una parte del problema. La criticità maggiore risiede negli scarichi abusivi, nei mancati collettamenti fognari e in una pressione antropica diffusa che persiste anche laddove gli impianti sono funzionanti. Il professore Greco ha inoltre evidenziato i cambiamenti fisici del mare, come l’aumento della salinità dello Ionio e l’arrivo di specie aliene, segnali inequivocabili della crisi climatica e della mancata gestione integrata tra bacini idrografici e aree costiere.
La testimonianza del mare: tra bellezza e fragilità
All’analisi dei dati è seguita la testimonianza visiva di Francesco Sesso, ricercatore Unical e pluricampione mondiale di fotografia subacquea. Attraverso un reportage fotografico, Sesso ha documentato la resilienza della flora e della fauna locali, ma anche le ferite inferte dall’acidificazione e dal riscaldamento delle acque. «Il mare insegna equilibrio, ma fatica a trasmettere il concetto di rispetto», ha sottolineato Sesso, evidenziando una progressiva perdita di biodiversità osservata durante anni di immersioni e ricerca.
Una visione di lungo periodo
L’iniziativa del Rotary Club Rende punta a trasformare la percezione del mare da semplice risorsa turistica a pilastro identitario ed economico da tutelare tutto l’anno. L’incontro si è concluso con l’auspicio che la consapevolezza scientifica possa tradursi in azioni concrete e politiche di sviluppo sostenibile, coerentemente con le linee d’azione del Rotary International a favore dell’ambiente.

