Processo Bergamini, lo snodo cruciale: il post di Andrea Scanzi

Dopo la seconda udienza a Catanzaro, il giornalista del "Il Fatto Quotidiano" analizza la svolta nel processo d'appello: respinte tutte le richieste di perizia, la sentenza attesa per luglio

Andrea Scanzi

Il lungo cammino verso la verità sulla morte di Denis Bergamini ha segnato una tappa fondamentale con lo svolgimento della seconda udienza processuale. Tra testimonianze chiave e la ricostruzione di quel tragico 18 novembre 1989, il dibattito pubblico si riaccende attorno a una vicenda che ha smesso da tempo di essere “solo” un caso di cronaca per diventare una battaglia di civiltà. Andrea Scanzi interviene nel merito con un post puntuale che mette in fila fatti, sensazioni e anomalie di un processo atteso da una vita. Ecco il suo intervento integrale.

Queste le parole scritte dal noto giornalista

Oggi è stata una giornata importante, nel troppo lungo percorso verso quella giustizia e verità che Denis Bergamini e la sua famiglia chiedono da quasi quarant’anni.
La Corte d’assise d’appello di Catanzaro si è pronunciata, respingendo TUTTE le richieste della difesa di risentire testimoni, di risentire periti, di rimettere in discussione tutte le questioni tecniche e financo le prove dichiarative assunte nel primo processo.
Tutte le questioni di nullità sono state respinte.
É un momento molto importante del processo. A fine maggio ci saranno le discussioni dell’accusa, a giugno quelle della difesa e a luglio la sentenza.
La speranza di tutti coloro che hanno a cuore la verità, e che conoscono bene e da sempre i fatti (e i depistaggi) di questa tragedia, é che venga confermata in pieno la sentenza di primo grado.

La strada é ancora lunga, e di schiaffoni la famiglia Bergamini ne ha presi troppi in questi 37 anni, ma oggi é stato uno snodo molto importante. La difesa ha provato in ogni modo – anche mediaticamente – a rimescolare le carte, soprattutto dal punto di vista medico legale e degli aspetti scientifici. Per loro quella di oggi é una sconfitta cocente: le hanno provate tutte e sono stati respinti su tutti i fronti.

Ora si tratterà di definire le responsabilità, ma se non altro tutto ciò che attiene alle questioni tecniche e scientifiche è stato blindato. Non é poco. Ora si sa incontrovertibilmente come andò: si tratta di certificare chi agì. E in merito non ho mai avuto mezzo dubbio. Come non l’ha avuto chi ha pronunciato la sentenza di primo grado.
Continuerò (incrociando le dita) a seguire la vicenda, come faccio da quando lessi “Il calciatore suicidato” di Carlo Petrini, che poi intervistai una prima volta nel 1999: Carlo intuì che Denis non si era suicidato (tesi da sempre fuori da ogni mondo), ma sbagliò il movente. Fu un “delitto d’onore”, e la condannata in primo grado non agì certo da sola, come del resto la sentenza del primo ottobre 2024 ha reso evidente.
Speriamo che, finalmente, Denis abbia giustizia.
Il mio abbraccio alla sua famiglia, ai suoi amici, a chi gli ha voluto sinceramente bene.

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