Cosenza, nasce il comitato “Società Civile per il No”: martedì il battesimo alla Cgil

Un fronte comune tra associazioni, studenti e sindacati per la difesa degli equilibri costituzionali. L'iniziativa punta a una mobilitazione capillare sul territorio

Si terrà martedì prossimo, alle ore 17:00, presso il Salone della CGIL in Piazza della Vittoria, l’assemblea costitutiva del comitato provinciale “Società Civile per il No al Referendum Costituzionale”. L’organismo nasce con l’obiettivo dichiarato di aggregare diverse componenti della società calabrese – dal mondo del lavoro a quello studentesco, fino al terzo settore – per contrastare il progetto di riforma costituzionale attualmente in discussione.

Secondo quanto espresso in una nota ufficiale della CGIL, il comitato si configura come una struttura aperta e indipendente, sebbene chiaramente schierata nella tutela dei principi cardine della Carta del 1948. L’iniziativa si propone di stimolare una partecipazione informata, sottraendo il dibattito a una logica di pura semplificazione tecnica per riportarlo sul piano della responsabilità civile.

Le ragioni del fronte referendario

Il comitato muove dalla convinzione che la riforma proposta possa alterare il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato, indebolendo il ruolo del Parlamento e riducendo gli spazi di rappresentanza democratica. “Il nostro ‘No’ non è un rifiuto del cambiamento, ma un atto di responsabilità”, spiegano i promotori, sottolineando la necessità di riforme condivise che non rischino di favorire possibili derive autoritarie.

Un programma di mobilitazione territoriale

L’attività del comitato non si esaurirà nella sede istituzionale: è già previsto un fitto calendario di assemblee e incontri pubblici che interesseranno quartieri, scuole e luoghi di lavoro dell’intera provincia cosentina. L’obiettivo è analizzare criticamente il testo della riforma, “smontandone punto per punto” i contenuti per offrire alla cittadinanza strumenti di valutazione consapevoli in vista della scadenza elettorale.

L’appuntamento di martedì segna dunque l’inizio di un percorso di mobilitazione collettiva che punta a riportare al centro del dibattito pubblico la pluralità delle voci e la difesa della partecipazione democratica.

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