Le motivazioni della sentenza “Reset” ricostruiscono la genealogia del crimine cosentino: un unico filo rosso lega i clan degli anni ’70 all’attuale assetto confederale guidato da Patitucci

Le motivazioni della sentenza "Reset" ricostruiscono la genealogia del crimine cosentino: un unico filo rosso lega i clan degli anni '70 all'attuale assetto confederale guidato da Patitucci

Non è solo un processo, è una lezione di storia criminale. Le motivazioni del processo “Reset” (rito ordinario) tracciano una linea retta, lunga cinquant’anni, che collega i primi conflitti degli anni Settanta alla moderna e sofisticata organizzazione smantellata nel 2022. Per i giudici Ciarcia, Vigna e Granata, il “Capo 1” dell’imputazione — l’esistenza di una confederazione mafiosa — è il naturale approdo di una progressione temporale già certificata da decenni di sentenze passate in giudicato.

Dalla guerra al patto d’affari

La ricostruzione parte dalle macerie dei primi clan storici: i Perna-Pranno e i Pino-Sena. Erano gli anni della “prima guerra di mafia” cosentina (1978-1986), un periodo di omicidi brutali e alleanze instabili. Tuttavia, come evidenziato già dal processo Garden, quella stagione di sangue lasciò il posto a una pragmatica tregua. I nemici di ieri compresero che la pace era più redditizia della guerra: il ricompattamento avvenne nel nome dei grandi appalti pubblici e della gestione unitaria degli affari illeciti.

L’evoluzione: la ‘ndrangheta diventa azienda

Con il passare dei decenni, la struttura si evolve. I processi Missing, Tamburo e Terminator hanno cristallizzato il passaggio verso il clan Cicero-Lanzino. È qui che l’organizzazione compie il salto di qualità, trasformandosi in una struttura paramilitare e burocratica al tempo stesso.

• La Cassa Comune: Viene istituito un sistema di contabilità per il pagamento degli “stipendi” agli affiliati.

• Il Welfare Criminale: Assistenza legale e supporto economico alle famiglie dei detenuti.

• Il Gruppo di Fuoco: Un braccio armato pronto a intervenire per mantenere l’ordine e il controllo del territorio.

La nascita della “Confederazione”

Il vero cambio di paradigma analizzato in “Reset” riguarda il periodo post-2012. Con l’ascesa del gruppo Rango-Zingari e la successiva operatività di figure come Francesco Patitucci, la ‘ndrangheta cosentina ha superato la frammentazione.

Oggi non si parla più di singole cosche in competizione, ma di un vero e proprio “gruppo d’impresa”. Questa confederazione unisce le famiglie storiche italiane e il gruppo degli “zingari”, abbattendo le barriere etniche e criminali in nome della massimizzazione del profitto.

Un unico filo conduttore

Secondo la Corte, i nomi che ricorrono nelle carte di oggi sono gli stessi — o gli eredi diretti — di quelli che comparivano nei faldoni degli anni Novanta. Questa “chiave di lettura” permette di interpretare il sistema Cosenza non come una serie di episodi isolati, ma come un organismo vivente che si è adattato ai tempi, passando dalle armi alla finanza, ma mantenendo intatto il suo potere di intimidazione e controllo.

Il processo Reset, dunque, non fa che mettere un sigillo giuridico su una realtà storica: a Cosenza la mafia non è mai morta, ha solo imparato a collaborare con se stessa.

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