Divario salariale, la Calabria resta indietro: redditi inferiori del 35% rispetto alla media nazionale

I dati Inps evidenziano la fragilità del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Trotta, segretario della Cgil Calabria: «Necessario il salario minimo e un piano infrastrutturale serio»

Gianfranco Trotta 2

Il divario economico tra Nord e Sud Italia continua a riflettersi in modo netto sulle buste paga dei lavoratori dipendenti. Secondo le ultime rilevazioni relative al 2024, a fronte di una retribuzione media lorda annua nazionale di 24.486 euro nel settore privato, i lavoratori calabresi si attestano su una media di appena 15.880 euro. Anche analizzando esclusivamente le posizioni a tempo pieno e indeterminato, la Calabria registra un compenso annuo di 31.618 euro, contro i quasi 40.000 euro della media italiana.

L’analisi del precariato e del lavoro discontinuo Per la CGIL Calabria, questi numeri sono l’effetto di una crisi strutturale piuttosto che congiunturale. Il segretario regionale Gianfranco Trotta ha evidenziato come il mercato del lavoro meridionale sia caratterizzato da una forte prevalenza di contratti atipici e settori a bassa produttività. In Calabria, il lavoro a termine interessa il 34,5% della forza lavoro, mentre il part-time raggiunge il 43,6%. Dati ancora più allarmanti riguardano la discontinuità occupazionale, che colpisce il 56,5% degli addetti, comprimendo inevitabilmente i redditi medi.

La proposta del salario minimo e il nodo infrastrutturale In questo scenario, il sindacato rilancia la necessità di introdurre un salario minimo legale. Secondo Trotta, tale misura non rappresenta una bandiera ideologica, ma uno strumento indispensabile per contrastare i “contratti pirata” e la povertà lavorativa, allineando l’Italia alle direttive dell’Unione Europea.

Tuttavia, la bassa remunerazione è legata anche alla scarsa attrattività del territorio per gli investimenti produttivi. La CGIL punta il dito contro il deficit infrastrutturale: la trasformazione della ZES (Zona Economica Speciale) in un’unica area per tutto il Sud avrebbe, secondo il sindacato, diluito i vantaggi competitivi della Calabria. A parità di sgravi fiscali, le imprese tendono a preferire aree con collegamenti logistici più efficienti.

Richiesta di interventi al Governo Infine, il sindacato sollecita l’esecutivo a un cambio di rotta negli investimenti pubblici. Citando i recenti rilievi della Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto, la CGIL Calabria chiede che le risorse vengano indirizzate prioritariamente verso l’ammodernamento delle reti di trasporto esistenti, fondamentali per rompere l’isolamento della regione e favorire un reale sviluppo economico.

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