La Parrocchia di Santa Maria della Consolazione di Arcavacata di Rende ha diffuso una nota dettagliata per ricostruire le fasi che hanno portato all’abbattimento di tre cipressi situati di fronte al sagrato della chiesa. L’intervento, oggetto di dibattito pubblico nei giorni scorsi, è stato presentato come l’esito di un complesso percorso tecnico-amministrativo avviato oltre due anni fa.
Il quadro tecnico: instabilità e rischi per la sicurezza Secondo quanto riportato dalla Parrocchia, la decisione affonda le radici nel novembre 2023, quando i Vigili del Fuoco dichiararono l’inagibilità dell’edificio sacro. Una successiva perizia agronomica aveva classificato le alberature come “assolutamente instabili”, escludendo interventi conservativi come la potatura.
La situazione di criticità è stata ulteriormente confermata nel 2025 attraverso indagini strumentali avanzate (tomografia sonica), che hanno evidenziato un “grado grave” di pericolosità con elevato rischio di collasso imminente.
L’iter autorizzativo e il parere degli enti L’amministrazione parrocchiale ha sottolineato come l’operazione non sia stata unilaterale, ma abbia coinvolto molteplici organi istituzionali:
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Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio: ha espresso parere favorevole ritenendo l’abbattimento indispensabile per la tutela del bene architettonico e della sicurezza.
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Comune di Rende: ha rilasciato il nulla osta definitivo il 10 dicembre 2025.
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Polizia Municipale: ha coordinato la viabilità per l’esecuzione dei lavori in sicurezza.
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Carabinieri Forestali e Arcidiocesi: sono stati regolarmente informati di ogni passaggio burocratico.
La replica alle contestazioni In merito alle opposizioni sollevate da associazioni ambientaliste e gruppi di cittadini, la Parrocchia ha precisato che le richieste di sospensione avanzate nel 2023 non erano state seguite da approfondimenti tecnici alternativi da parte dei proponenti. Al momento della diffida presentata a dicembre 2025, l’ente parrocchiale disponeva già di tutte le certificazioni legali necessarie per procedere.
Don Mario Ciardullo ha ribadito che l’intervento, costato 5.065 euro e compensato dalla piantumazione di un leccio, è stato un «percorso obbligato dalle normative» per garantire l’incolumità pubblica e il decoro urbano, rigettando ogni accusa di arbitrarietà.